lunedì 25 luglio 2011

A proposito del colle S. Casto e di una strada esistente! (di Mike Di Ruscio)

Ho letto con grande stupore l’articolo della prof.ssa Alessandra Tanzilli, apparso su Sora24 in data 19 luglio 2011, dal titolo: “A proposito del colle S. Casto (e di una strada impossibile)”. Vorrei, dunque, fornire alcuni spunti di riflessione sull’argomento, nel tentativo di far meglio comprendere alcune questioni.

La prof.ssa Tanzilli ha omesso di ricordare che, negli anni ’50 del secolo scorso e, più precisamente, mediante i cantieri scuola dal 1953 al 1958, sul colle di S. Casto venne realizzata la famosa “Rotabile di S. Casto”, cosi denominata dal progettista, il geom. Domenico Roccatani, allora tecnico del comune di Sora.

La strada, tra l’altro, venne finanziata dall’allora Ministro delle Finanze on. Giulio Andreotti per un importo pari a Lit. 3.175.080, come si evince dalla lettera autografa e dal telegramma che comunica il finanziamento, inviati dallo stesso Ministro al Comitato Amici del Castello, in data 4 Ottobre 1955.

Dalla relazione del progetto redatta dal geom. Roccatani, veniamo a sapere che il progetto prevedeva una larghezza di 6.00 m (anche se, a noi è pervenuta una realizzazione prossima ai 5.00 m) e lunga 1,836 Km, di cui 750 m costituiti dal tratto che va dalla zona di Forca per giungere fino al termine, esattamente alle spalle della croce di legno del C.A.I. (come testimoniato dalla foto aerea e quella panoramica del 1958).

Tale percorso, come detto sopra già esistente, permetterebbe oggi alla nostra Rocca Sorella (ché tale è il suo primitivo nome nelle fonti storiche), non solo la fruibilità da parte di scolaresche e cittadini sorani (molti dei quali non vi sono mai stati proprio perché scoraggiati dall’asperità del percorso) ma, soprattutto, renderebbe possibile la realizzazione di tutte quelle opere che il castello aspetta da tempo (ovvero scavo archeologico e restauro) e che in assenza di esso, non sarebbero realizzabili; ciò a causa dell’inaccessibilità ai mezzi per il trasporto dei materiali necessari ad un’opera così importante.

Le ricordo le parole da Lei riferite, a me personalmente, nel corso di un colloquio in merito ad un sopralluogo da parte di due funzionarie dell’Ass. alla Cultura della Regione Lazio (cui Lei ha fatto da cicerone). Rammento che Le fu obiettato, dopo essere giunti faticosamente in cima al castello dopo un’ora e mezza di percorso, che difficilmente sarebbe stato possibile ottenere finanziamenti per un sito il quale potrebbe avere, nello stato in cui attualmente versa (cioè senza una strada di sicurezza che colleghi la città ed il castello), al massimo 200 visitatori all’anno.

Ciò detto, senza il riassetto di suddetta strada, che ovviamente sarà aperta esclusivamente a pochi mezzi autorizzati e non, come molti in maniera pretestuosa e catastrofista hanno paventato, “aperta al frastuono delle macchine”, la Sua interessantissima premessa storica (che condivido appieno!), ricca di riferimenti e tesa a far comprendere come non solo il castello, ma tutta la collina, sia importante in quanto ricca di rilevanza storica, ambientale ed archeologica, tutte documentate da fonti letterarie, storiche ed archivistiche, rischia di aggiungersi alle fonti da Lei citate che ricordano i fasti passati, perché il castello sarà progressivamente cancellato dall’aggressione del tempo e degli agenti atmosferici, dalle piante infestanti che da tempo aggrediscono e sgretolano le mura del maniero e, non ultimo, dal pernicioso agire dei vandali che agiscono indisturbati (ulteriore motivo, questo, per favorire un veloce e rapido accesso agli organismi che saranno preposti al controllo del sito).

Inoltre, gran parte del suo articolo è costituito da stralci della legge “Galasso” (n. 431/ 08.08.1985) la quale, a Suo dire, non consentirebbe la realizzazione dell’intervento. Se Lei avesse letto con più attenzione quanto ha citato testualmente avrebbe notato che: “…Qualsiasi intervento deve essere autorizzato dagli Organi di controllo; non è richiesta l’autorizzazione di cui all’art. 7 della legge 29-6-1939, n. 1497, per gli interventi di manutenzione ordinaria, straordinaria, di consolidamento statico e di restauro conservativo che non alterino lo stato dei luoghi e l’aspetto esteriore degli edifici”. E, dunque, essendo il tracciato già esistente e non essendoci necessità di progettarlo ex novo, l’intervento ricade nella fattispecie di manutenzione prevista dalla legge stessa: straordinaria, di consolidamento statico e di restauro conservativo che non alterino lo stato dei luoghi.

Nel chiudere il mio intervento desidero aggiungere che mi sorprende constatare con quale rapidità Lei muti parere. Mi riferisco a quanto dichiarato in una relazione da Lei redatta e firmata, inviata agli organi di stampa, al sindaco e all’allora assessore competente Bruno La Pietra, in data 6 ottobre 2007 ed in cui dichiara (consenta anche a me di citare testualmente!) : …”Il giorno 6 ottobre 2007,  nella sala conferenze della biblioteca, dietro sollecitazione dell’Assessore Bruno La Pietra che ha coinvolto tutti gli interessati al problema, si è riunito  il comitato di valorizzazione del castello di Sora e del colle di S. Casto, al fine di concretizzare e circoscrivere gli obiettivi, i suggerimenti di intervento, le azioni di recupero immediato e di fruizione dell’antico manufatto, dei circuiti murari in opera poligonale e medievale e dello stato ambientale e paesaggistico del colle, già emersi nelle precedenti riunioni tenute nel maggio 2007. Seguono una nutrita serie di interventi da operare, tra i quali, al punto tre, spicca il seguente: “creazione di un percorso di accesso largo m 3 che da via Spinelle e via Forca conduca al castello, secondo un progetto già presentato dall’Ufficio tecnico, in modo da permettere ai mezzi meccanici – o comunque autorizzati – di operare gli interventi necessari ed indifferibili; sistemazione della strada di via Rava rossa e dei viottoli esistenti; chiusura al traffico incontrollato. Inoltre, al punto sette è possibile leggere: ”attivazione di un servizio navetta che permetta di salire con più facilità, almeno fino alla piazzola del crocifisso.

Da quanto sopra si deve dedurre che, nel 2007, Lei era convinta che Sora non facesse parte della Repubblica Italiana e proponeva di riadattare la strada (che sapeva già esistente!) ed, oggi, si è accorta che Sora è in Italia e il ripristino della strada vìola le leggi dello Stato?

Io credo che, al di là della diversa concezione della politica che ci allontana dall’attuale Amministrazione, si debbano superare le sterili posizioni di contrapposizione, assunte solo ed esclusivamente per partito preso. Il progetto del ripristino della “Rotabile di S. Casto”, a mio avviso, non deturperebbe nulla. Anzi! Sarebbe il primo passo sulla strada del restauro e della futura fruibilità del nostro castello, sia da parte dei cittadini sia, cosa non trascurabile, da parte dei turisti. Per chi ama fare il percorso a piedi, per sport o per ritemprare l’animo nella natura, è comunque prevista la sistemazione di tutti i sentieri pedonabili, come quello, oramai storicizzato, della Rava Rossa. Bisogna solo avere buon senso, essere serenamente obiettivi, e pensare sul serio al futuro della città e di S. Casto, perché possa giungere alle generazioni future. Perché, sia certa, senza la strada il castello crollerà pezzo dopo pezzo, tra la distrazione dei più e sotto gli occhi di chi, impotente, non potrà fare più nulla per evitarlo.

Mike Di Ruscio – Sora24

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