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Paolo Capone: «Non chiamateli (solo) negazionisti»

«Chiunque osi criticare le politiche anti pandemia messe in atto dai vari governi - afferma il Leader dell'UGL - secondo il mainstream andrebbe inserito nel calderone dei “terrapiattisti” o giù di lì. Ovvero dei folli, da non prendere neanche in considerazione. Eppure servirebbe un maggiore sforzo intellettuale per cercare di comprendere le motivazioni, se non le ragioni, di una così grande e variegata massa di persone che critica le misure restrittive imposte per contenere i contagi».

, Segretario Generale dell’UGL, ha espresso in un lungo post il proprio pensiero nei confronti di coloro che protestano per le restrizioni anti-Covid. «L’altroieri a Berlino – ha esordito – c’è stata una grande manifestazione di oppositori alle regole anti contagio imposte dal governo tedesco. Migliaia i partecipanti, cittadini comuni e anche appartenenti alle formazioni più disparate, con orientamenti diversissimi, dall’estrema destra alla sinistra extraparlamentare. Centinaia le persone arrestate, dopo una giornata ad altissima tensione. La gran parte dei media, con la consueta propensione alla semplificazione, ha subito affibbiato ai manifestanti l’etichetta di “negazionisti”.

Insomma, chiunque osi criticare le politiche anti pandemia messe in atto dai vari governi, secondo il mainstream andrebbe inserito nel calderone dei “terrapiattisti” o giù di lì. Ovvero dei folli, da non prendere neanche in considerazione. Eppure servirebbe un maggiore sforzo intellettuale per cercare di comprendere le motivazioni, se non le ragioni, di una così grande e variegata massa di persone che critica le misure restrittive imposte per contenere i contagi. Manifestazioni simili si sono tenute anche in altri Stati. Qui da noi le proteste hanno assunto dei connotati diversi, si sono focalizzate soprattutto sulle ripercussioni economiche della chiusura delle attività.

Ma in generale sono moltissimi i cittadini preoccupati dalle politiche sempre più invasive messe in atto dai vari governi. Sono tante persone, diverse, e non necessariamente tutte convinte che il Covid non esista. Molte hanno paura del virus, ma ne hanno altrettanta delle misure anti virus. Nei Paesi occidentali stiamo assistendo ad una restrizione delle libertà mai avvenuta in tempi di pace. Da mesi facciamo i conti con disposizioni che hanno cambiato radicalmente la nostra vita, sia nella sfera pubblica che in quella privata.

Oggetto di imposizioni e limitazioni sono, in blocco: le libertà personali, i rapporti sociali, l’iniziativa economica, la salute pubblica, e, tramite lo strumento dello stato d’emergenza, anche le normali prassi democratiche. Per poter prendere decisioni di simile portata senza subite un’ondata di ritorno in termini di proteste di vario tipo, occorre possedere una grande autorevolezza. Un’autorevolezza che, evidentemente, le classi dirigenti occidentali non possiedono. Neanche quelle dei Paesi in cui le cose da un punto di vista economico e sanitario vanno un po’ meglio, come appunto la Germania. La crisi Covid si è innestata, infatti, su una società occidentale già in profonda crisi, piena di dubbi sulle risposte da offrire alla globalizzazione.

Ora, poi – continua il Segretario UGL – si sono aggiunti ulteriori dubbi sulla nascita, la diffusione e le modalità per il contenimento di una pandemia, anch’essa globale, che, al momento, continua ad imperversare, mietendo vittime sia dal punto di vista sanitario che economico. Il ruolo opacissimo della Cina, ora in ascesa economica, e l’Oms, con tutti i suoi errori mai sanzionati. Le grandi multinazionali del web, che beneficiano del distanziamento sociale, a scapito delle economie locali. Il dogma della società dai confini aperti, capace di resistere ad ogni richiesta di contenimento, anche in piena pandemia e persino nonostante le minacce terroristiche.

Le masse popolari, prima principali vittime della globalizzazione, ora sono quelle maggiormente colpite, in termini economici e sociali, anche dalle restrizioni anti-contagio. Si sentono in pericolo, non solo dal punto di vista sanitario. Temono di perdere tutto dopo questa ultima grande crisi. Desiderose di avere voce in capitolo, di essere tutelate in modo tangibile, spesso non sono prese in considerazione. Per far recuperare autorevolezza alle istituzioni, per disinnescare l’ondata montante di disagio, insofferenza e proteste, servirebbero provvedimenti concreti, in alcuni casi persino una poderosa marcia indietro rispetto a teorie economiche e politiche rivelatisi fallimentari.

Solo allora – conclude Capone sulla sua pagina social – si potrebbero imporre politiche drastiche anti contagio senza generare preoccupazione e tensioni sociali. Ma finché si continuerà a denigrare, etichettare, marginalizzare non solo le frange estreme, ma ogni diritto di critica e di protesta, finché le classi dirigenti continueranno a tirare dritto nelle proprie decisioni, senza mai fare marcia indietro anche di fronte ad errori plateali, nella nostra società occidentale si scaverà un solco di sfiducia sempre più insanabile.

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