Pellegrini e viaggiatori in nome della fede e dell’amicizia

Recentemente a Posta Fibreno, proprio  lungo le rive del piccolo e bellissimo  lago, si è verificato un evento speciale e particolare. Circoscritto a dei “viaggiatori” speciali. Lo possiamo catalogare tra quelli di vario interesse e nello stesso tempo con un  valore culturale, editoriale, religioso ed etno – antropologico. Si sono ritrovati quei “viaggiatori” di  itinerari “speciali”, per condividere ancora ed in amicizia, ricordi, memorie, preghiere e le forti esperienze vissute. Un progetto che  è stato racchiuso in un “diario” che  fa rivivere “quei” giorni e “quegli” incontri, segnati da migliaia di  chilometri. Dobbiamo però, risalire al 1977.  Da allora ad oggi, un gruppo di persone, “la banda dei quattro”, con un nucleo fisso di componenti e con altri che si sono aggiunti con il passar del tempo, ha realizzato una serie di pellegrinaggi, alternati a semplici viaggi.“Pellegrini e viaggiatori”, appunto, con i quali è stato possibile trovare un  collegamento, permettendo di vederli fruitori di un provvidenziale arcobaleno, che ha  attraversato mille tappe ed unito altrettante diversità. L’idea di ricomporre idealmente il mosaico variegato di tanti episodi, di singolari vicende,  di ricordi storici, di passaggi anche umoristici, di esperienze e  di riflessioni spirituali,  ma soprattutto i volti delle persone che “hanno viaggiato”,  emergendo da un apparente oblio, è venuta a don Antonio Lecce, rovistando tra le vecchie carte degli appunti di viaggio, iniziati e stilati da don Domenico Del Vecchio. “Forse non tornerò più in Terra Santa…., scriveva nel 1977 don Domenico,  ma poi  … si fa sempre più forte il desiderio dei luoghi santi e … ti ritrovi di nuovo a Gerusalemme”. Mettendo insieme le cronache stese da don Domenico Del Vecchio, con quelle  di don Alberto Mariani, di don Lino Ciccolini, le integrazioni di don Bruno Antonellis e  dello stesso don Antonio Lecce, la perizia tecnico-artistica del grafico Gabriele Pescosolido, tutto questo ed altro  hanno dato vita ad un ponderoso volume di ben 276 pagine. Un diario, appunto, ma fitto, fitto. Un diario…a bordo ora  di un’  auto, ora  di pullmans, scritto a otto e più mani, che adesso contiene  una ricca ed unica umanità. Vi emergono tante  complicità  costruite su  storie avvenute lungo i molti percorsi e  piene di memorie semplici, genuine ed  immediate. Scorrendo agevolmente questo album, dal titolo: “ La  Terra del Santo –  Dove son passati i santi”, nelle due sezioni dedicate rispettivamente ai pellegrinaggi e ai viaggi, si può individuare anche un po’ di  storia della nostra Diocesi, come pure  i segni forti del nostro tempo. Vi sono  infatti coinvolti il gemellaggio con Avasinis all’indomani del terremoto del Friuli, i contatti con Gerusalemme per la consegna delle offerte di sostegno alla Chiesa Madre e alle Istituzioni francescane, l’atmosfera della guerra fredda con il Muro di Berlino, il rinnovato entusiasmo per i pellegrinaggi dopo la GMG del Papa a Santiago di Compostela, l’apertura all’Est con il viaggio in Romania, il travaglio delle migrazioni con il dialogo con i musulmani in Tunisia ed altro ancora, come Fatima,  la Spagna e le  tappe della nostra affascinante Italia. Il diario illustra i lunghi trasferimenti in pullman, o in auto,  da una località all’altra,  le conversazioni, nutrite non solo dalle spiegazioni sui luoghi visitati, dalle meditazioni e dalle preghiere, ma anche dalle simpatiche  battute e dai ricordi personali e comunitari. E’ nata così, viaggiando, una forma più intensa e più forte di amicizia e di  familiarità che ancora dura nel tempo e che ogni tanto  rinverdisce con nuove puntate. Dal volume appare evidente  che, anche i semplici viaggi dei quattro “preti vagabondi”, cioè il nucleo “originale” di partenza dell’iniziativa,  in realtà diventano occasione per considerare la vita sacerdotale  dal punto di vista dell’amicizia e della crescita in umanità. Fate la prova: al lettore, a volte,  sembra quasi  di partecipare a questi viaggi, per la loro descrizione non solo cronachistica, accurata e immediata, senza forzature, ma anche per i  commenti, le battute, le riflessioni e le considerazioni. L’album fa pure  riflettere e suscita emozione  per il sapore del suo sano “turismo spirituale” , nel ricordo di don Domenico Del Vecchio e degli altri scomparsi. Certo, non conquisterà nessun premio letterario questo “diario”,  ma un senso di gratitudine lo evoca,  per la ricchezza del “vissuto” e del coinvolgimento dal sapore “familiare” che sa esprimere. Chi volesse condividere questi viaggi e salire a bordo del “diario”, può richiederlo direttamente a don Antonio Lecce.

Gianni Fabrizio

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