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Piazza Annunziata, la vicenda Serapide e i reperti abbandonati (di Mike Di Ruscio) [FOTOGALLERY]

In questi giorni è tornata alla ribalta – a seguito della sua inaugurazione – piazza Annunziata. Molti i commenti, divisi fra sostenitori e detrattori della nuova sistemazione. Partendo dal presupposto che “de gustibus non disputandum est” ritengo tuttavia doveroso tornare a ritroso nel tempo per illustrare come si è arrivati alla sistemazione ultima della stessa.

Piazza Annunziata rievoca per molti vicende particolari, come ad esempio il rinvenimento di alcuni reperti (piuttosto importanti) disseminati in vari terreni della città, contestualmente con l’inizio dei lavori di ristrutturazione del palazzo Tronconi e del Centro Commerciale Serapide, nonché l’inizio, appunto, degli scavi della piazza in questione per la realizzazione dei parcheggi ad uso del Centro stesso.

Nell’anno 2002 la ditta incaricata di realizzare i lavori in Piazza Annunziata rinvenne le prime persistenze murarie e con l’intervento della soprintendenza (la Dott. ssa Sandra Gatti e il Geom. Chiappini) iniziarono i lavori di scavo per indagare il terreno sottostante. Chi ricorda le vicende di quegli anni, non avrà certo dimenticato il grosso fermento creatosi attorno alla vicenda, che vide l’interessamento di molte associazioni tra cui l’associazione S.o.S Serapide composta da diversi studenti della città. In quegli anni era sindaco di Sora il Dott. Francesco Ganino ed il dibattito politico, non solo sulla vicenda, era molto sentito.

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La città, tra l’altro, già da diverso tempo era abituata a trovare reperti abbandonati e proprio alcuni mesi prima,  davanti le ex carceri mandamentali di Sora, vennero rinvenute diverse trabeazioni – molto importanti e di consistente fattura. La stessa Gatti difatti dichiarò alla stampa locale: “Potremmo essere di fronte ad un rinvenimento eccezionale per tutto il Lazio Meridionale. Ovviamente l’eccezionalità verrebbe determinata dal ritrovamento del sito da dove sono state asportate quelle parti ora rinvenute. L’edificio a cui dovevano appartenevano era sicuramente imponente, con colonne di otto, anche dieci metri. Un edificio di ordine ionico o corinzio e come datazione, credo, che possa farsi risalire verso la fine dell’età repubblicana e, quindi, nel I secolo a.C.”.

(I reperti abbandonati davanti le ex carceri mandamentali)

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In città (sopratutto fra la comunità scientifica locale) molti iniziarono a chiedersi da dove provenissero quei grossi blocchi, e riscoprendo alcuni testi della storiografia locale iniziarono a circolare le prime ipotesi. Difatti alcuni storici, tra cui il Lisi e padre Francesco Tuzj, nelle loro pubblicazioni menzionano una “Cava dei Gesuiti” proprio nelle vicinanze della chiesetta di San Giuliano, utilizzata per estrarre grossi blocchi per la realizzazione della “Porta di Corte”, accesso alla città situato sul ponte di Napoli, e la realizzazione del convento dei Gesuiti, attuale sede del municipio di Sora. Questi resti estratti dalla suddetta cava – secondo il Tuzj e il Lisi – appartenevano al tempio di Serapide, menzionato nella “Passio di San Giuliano” che fu appunto martirizzato sui resti del tempio e dove successivamente sorse la chiesetta di San Giuliano, luogo della sepoltura del santo.

(parte della rassegna stampa dell’epoca)

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Contestualmente nella città erano iniziati i lavori di ristrutturazione del palazzo Tronconi, che a seguito di un segnalazione venne posto sotto sequestro dalle autorità competenti in quanto imputato come luogo di provenienza dei reperti. Aperte le indagini e iniziato il processo per appurare la veridicità della segnalazione, il palazzo venne posto sotto sequestro. Al termine del processo, durato diversi anni, ogni accusa cadde. Difatti, tutte le indagini eseguite sul posto – compresi i carotaggi fino a 20 m di profondità – dimostrarono l’inesistenza del corpo accusatorio, in quanto il terreno sottostante non presentava nessuna persistenza archeologica se non presenza di limo.

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Nel frattempo i lavori di sgombero di piazza Annunziata, restituirono alla città diverse testimonianze del passato.  Gli interventi effettuati nella suddetta area furono tre, come risulta anche nel contributo della Dottoressa Alessandra Tomassetti presentato in occasione del Convegno “Lazio e Sabina 3″ a Roma 18-20 novembre 2004: “…la prima svolta nell’autunno del 2002, la seconda nella primavera del 2004 e la terza nell’autunno dello stesso anno(…) con l’intento di individuare possibili presenze archeologiche nell’ambito di un progetto di riqualificazione urbanistica. La superficie investigata si estende sull’intera ampiezza della piazza per complessivi 810 mq (…) L’indagine ha permesso di mettere in luce, a livello di spiccato di fondazione, strutture murarie pertinenti ad un complesso edilizio interpretabile come un impianto rustico-residenziale(…) immediatamente ad est dell’edificio è un’area cimiteriale che consta, allo stato attuale, di 46 tombe, alcune con deposizioni multiple, di diversa tipologia, e su più livelli”. Continuando nella relazione, verso la fine si legge: “I ritrovamenti venuti alla luce grazie alla fattiva collaborazione tra Comune di Sora e Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio, hanno permesso di scoprire un momento interessante dello sviluppo urbanistico della città antica, fornendo dati nuovi e importanti, che si aggiungono ai ritrovamenti degli anni ’70 del xx secolo avvenuti nel sottosuolo della cattedrale dedicata a S. Maria Assunta.(…)”. Ovviamente tale contributo costituisce la sintesi preliminare di uno studio più approfondito.

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In conclusione, credo che San Giuliano abbia un luogo completamente restituito alla fruibilità del quartiere, di gran lunga migliore del precedente. Personalmente avrei preferito una sistemazione dell’area archeologica in maniera completamente diversa, ma nel complesso ritengo accettabile la soluzione adittata. Se riuscissimo a capire che ogni luogo pubblico non è esclusivamente il nostro – ma anche il nostro – credo che non ci sarebbe bisogno dell’ausilio delle telecamere per sorvegliare l’area da eventuali vandali, ma questo è un problema generale di rispetto dei luoghi di ogni angolo della città.

Tornando ai reperti, a distanza di anni ancora non è stata fatta molta chiarezza sulla loro provenienza. Una cosa è certa: Tempio di Serapide o no, all’epoca venne comunque riportato alla luce un edificio molto importante. E anche se la città non lo riavrà mai indietro, si potrebbe ancora fare qualcosa. I reperti dissequestrati diversi anni fa, difatti, risiedono attualmente nei depositi comunali delle ex-carceri mandamentali. Non solo: nella zona di Colle d’Arte ce ne sono altri e la Soprindentenza ne è al corrente. Perchè allora non trovargli una collocazione degna della loro importanza in Piazza Annunziata?

Alcuni dei tanti reperti ancora abbandonati

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Mike Di Ruscio – Sora24
Foto e rassegna stampa – Archivio Di Ruscio

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