5 anni fa redazione@sora24.it
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Piccolo sfogo di un tifoso nostalgico…

Tanti anni fa si aspettava il Sabato sera per giocare due colonne al Totocalcio, sognando di diventare miliardari con poco più di mille lire. Poi, alla domenica, si andava tutti allo Sferracavallo e durante l’intervallo tra il primo e il secondo tempo si chiedevano aggiornamenti dai campi di Serie A ai pochi “sventurati” che venivano allo stadio con la radiolina: “Che fa la Juve? E il Milan? Catanzaro-Triestina sono ancora 0-0?”.

I possessori dell’apparecchio radiofonico rispondevano con tanta pazienza a tutti coloro (me compreso) che domandavano i risultati delle gare in corso a S.Siro o all’Olimpico, consapevoli che la sosta sarebbe presto finita ed al rientro in campo del Sora avrebbero potuto continuare a seguire in santa pace sia i bianconeri che il “grande calcio”.

Erano gli anni dei biglietti larghi un metro quadrato, delle macchine parcheggiate nel piazzale del “campo sportivo”, della “giornata bianconera”, del botteghino-bunker davanti al vecchio ingresso dei distinti (utile per chi non andava a saltare…). Anni senza pay per view e decoder, senza punti per scommettere in ogni angolo della città: anni in cui l’evento sportivo era la partita del Sora.

Oggi (purtroppo) non è più così: si giocano schedine dal Lunedì alla Domenica; il calcio ha occupato quasi tutto il tempo libero di coloro che da sempre lo vivono con passione. Ma questi ultimi non si sono accorti di esser stati privati di tante piccole emozioni, come ad esempio le battute in dialetto contro i segnalinee: “Segnalì, te quarant’ann’ i ancora scta a pazzià ch’ ll’ bandierin’???”. Quante risate! Tante altre stupidaggini che riempivano le domeniche non ci sono più: contano solo il risultato e la quota.

Non me ne voglia nessuno: giocare è un diritto così come guardarsi la partita comodamente in poltrona con le fettuccine che  “t’ razzecc’n n’canna”. Mi dispiace solo che tanti ragazzi non possano vivere tutto quello che abbiamo vissuto noi e che la cultura della sconfitta sia oramai solo un lontano ricordo. A proposito di ricordi, voglio chiudere queste noiosissime righe con un particolare risalente alla stagione 1989-90: il Sora era in Serie D come oggi e stava risalendo la china dalla zona retrocessione. Ebbene, ad assistere agli allenamenti, ripeto allenamenti, c’erano non meno di 100 tifosi. Un numero più o meno uguale a quelli che saranno i paganti di domenica prossima al Tomei contro l’Anziolavinio, come dice amaramente l’amico Alessandro.

Dal 1907, soffrire sempre, mollare mai…

Lorenzo Mascolo – Sora24

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