9 febbraio 2015 redazione@sora24.it
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Prodotti ciociari all’Expo: “figli e figliastri”? Ecco quelli clamorosamente esclusi

La scorsa settimana abbiamo pubblicato un elenco di 8 prodotti locali che parteciperanno all'importante rassegna milanese. Altrettanti, però, resteranno a casa.

Riceviamo e pubblichiamo la seguente nota a firma di Rodolfo Damiani, riguardante i prodotti di Sora e della provincia di Frosinone che non parteciperanno all’Expo 2015.

«Io credo che chi rappresenta una provincia dovrebbe avere il dovere e l’orgoglio di tutelare i suoi concittadini allo stesso modo e non trattarli come hanno ampiamente e vergognosamente accettato chi ci rappresenta in Regione. Ma a quanto sembra anche per i prodotti da mandare all’EXPO di Milano qualcosa non ha girato come di dovere e non è bastato che i prodotti avessero le caratteristiche previste, c’è stato bisogno di qualche spintarella.

Anche la CIAMMELLA SORANA era della partita, ma non ne abbiamo alcuna notizia se non che non ha avuto l’attenzione necessaria per essere instradata nel modo adeguato, ho detto adeguato non giusto. Lo scrivente vuole capire chi ha giudicato, come ha giudicato e come si sono tenuti i rapporti tra ente proponente ed ente giudicante. La commissione per il riconoscimento del DE.CO alla CIAMMELLA era composta da esperti nell’arte del forno, in agronomia, in arte culinaria, in organizzazione tecnica e un ricercatore, le cui argomentazioni risultarono inattaccabili, tanto che nessuno rivendicò la priorità in tale prodotto.

Credo circa un anno fa ci fu richiesto di preparare una relazione per presentare il prodotto all’EXPO, relazione redatta regolarmente e allegata al fascicolo del riconoscimento. Da allora ne persi ogni traccia. Circa due mesi fa, parlando per caso con il nuovo Delegato al Commercio, nessuno dei due aveva risposte da dare all’altro in merito all’EXPO, per cui ci rivolgemmo ad uno dei funzionari interessati a suo tempo alla questione, che ci informò che la pratica la stava seguendo credo un’associazione a ciò preposta.

Credo che, con me, tutti i sorani vorrebbero capire al momento delle divisioni fra pecore bianche e pecore nere cosa è accaduto e cosa significa l’intervento politico per salvare un prodotto. Questa è la parte più inquietante, perché c’era chi aveva le notizie di prima mano e poteva intervenire e far intervenire, oppure qualcuno che poteva, già sapeva quale era il prodotto da salvare.

Guardando meglio la lista vedo che ci sono altre vistose assenze, che pongono in buona compagnia la CIAMMELLA SORANA: la TROTA MACROSTIGMA, il ROMAGNANO DI ANAGNI, il CABERNET DI ATINA, il SAMMICHELE DI SANT’ELIA, i TORRONI DI ALVITO, l’AGLIO DI CASTELLIRI, i TANNI DELLE COMPRE e SUA MAESTÀ IL TARTUFO. Scusate, mi sembra che non ci sia neanche il CANNELLINO DI ATINA.

Purtroppo un maligno mi suggerisce che a causa della loro vita stressante i nostri politici debbono stare attenti al cibo, per cui sono costretti a mangiare in bianco. Spero di avere risposte conclusive, spero che i sorani vogliano avere le ragioni della loro esclusione, spero che il partito che esprime l’avvocato difensore nel caso lo chiami e gli spieghi una volta per tutte che l’Arlesiana, la prima volta affascina, poi stufa, spero che il Consiglio Comunale trovi l’unità almeno nella difesa di una delle radici culturali tradizionali di Sora.

Se gli altri comuni esclusi vogliono civilmente dimostrare il loro dissenso, propongo di andare alla Regione e far gustare i prodotti ai nostri onorevoli, ai consulenti e ai dirigenti, che essendo noti per la loro morigeratezza alimentare, non hanno mai avuto occasione di assaggiarli; poi per miglior peso andrei a Milano e farei la stessa cosa fuori all’EXPO.

Se è così l’andazzo, questa vetrina delle eccellenze italiane rischia di divenire la vetrina della pochezza attuale, non dell’Italia, ma di chi sopportiamo che ancora ci amministri».

Rodolfo Damiani

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