Quei valori trasmessi da mani sporche di terra (di Mike Di Ruscio)

In un’estate che è tardata ad arrivare, con il Paese “impegnato”, fra immobilismo e passività, a seguire le sorti giudiziarie di un individuo, la disoccupazione giovanile aumenta e forme di intelleranza dilagano a più non posso per il colore della pelle di un ministro e per le sue visioni della politica condivisibili o meno. Sembra meno distante e poco raggiungibile la fuoriuscita da questa crisi, che prima di essere economica è di tipo culturale e politica.

Abbiamo vissuto i tempi della prima repubblica, siamo passati alla seconda e fatichiamo a trovare la strada verso la terza, quella condizione che dovrebbe portarci a pensare di più alla sostanza, ovvero, a cercare di superare quelle barriere che ci impediscono di diventare un Paese normale.

Nonostante tutto noi ci prendiamo una pausa, ci fermiamo e cerchiamo di ritrovare quel tempo per poter sognare ed immaginare  – anche se non si vede – un futuro diverso. Quel futuro che tutti vorrebero avere, fatto di meno ingiustizie e più speranze per poter crescere senza che nessuno ostacoli la felicità, le passioni e l’ambizione di ognuno.

Sono nato a cavallo di una generazione che ha perso l’amore e la passione per quella politica fatta di battaglie e conquiste, una società “liquida” come afferma il sociologo Zygmunt Bauman. Ciononostante ho imparato a sognare sulle gambe di una generazione molto precedente la mia, quella di mio nonno, che ha vissuto momenti molto tristi e si è trovata a sopravvivere con quello che aveva, mossa da valori importanti: la libertà e la giustizia sociale.

Questi valori mi sono stati trasmessi dalle mani sporche di terra, da volti fatti di rughe e cicatrici, tutti segni di un passato nel quale uomini e donne hanno saputo tirare fuori la grinta per rialzarsi e poter assicurare un futuro ai propri figli. Uomini e donne capaci di sognare, di aiutarsi l’un l’altro. Punti di riferimento le cui azioni, dalla più insignificante alla più importante profumavano di onestà.

Cerchiamo di ritrovarli questi punti di riferimento. Cerchiamo di prendere tutti quelli che sono nati indietro per portarli avanti! La nostra città, ad esempio, vive un incantesimo. Sembra quasi attendere che qualche cavaliere venga a svegliarla. Deve reagire. Coloro che vi abitano devono sentirsi parte integrante della ripresa.

Molte volte dalle nostre colonne abbiamo evidenziato l’importanza della cultura e dell’istruzione. Proprio oggi, durante una pausa, abbiamo immaginato quanto sarebbe bello poter dare ai nostri giovani l’opportunità di formarsi ed istruirsi in ambienti sicuri e tecnologicamente avanzati. Abbiamo pensato a come potrebbe essere bello riconvertire la stuttura dell’ex Tomassi in un campus scolastico, un luogo in grado di fornire una grande offerta formativa per i giovani delle tre valli, magari integrata con attività correlate e supportate da biblioteca, teatro, ecc.

Questo è ciò che dovrebbe fare una politica lungimirante, capace di rispondere concretamente alle esigenze di chi magari oggi è potenzialmente capace, ma purtoppo non può essere assistito dalle proprie famiglie e quindi rischia di sprecare le proprie capacità.

Mike Di Ruscio – Sora24

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