Roberto Iacovissi: «Il GAL non è per tutti…»

Riceviamo e pubblichiamo la seguente nota a firma di Roberto Iacovissi.

«Avendo chiaro il concetto di questi fondi europei che passano attraverso la Regione Lazio possiamo ipotizzare che la maggior parte dell’investimento riguarderà un numero ristretto di investitori che si spartiranno una torta di circa 750 milioni di euro divisa equamente in più o meno 10 Comuni per cui stiamo parlando di fette minori che come al solito perderanno parte per strada e di cui già ci sono le mani sopra e ancora peggio saranno oggetto di pochissima trasparenza.

Accantonando quello che già di per sé attrae un Comune oggi e cioè un piccolo capitale per i bandi e le commissioni che saranno peraltro esterne, rimangono le considerazioni su quanto questi progetti possano favorire sviluppo in questa valle dimenticata da Dio.

Partiamo da un punto fermo: nessuno è contrario al Gal, i bandi con coofinanziamento di Enti Pubblici ci sono sempre stati e sempre ci saranno, come ci saranno chi con coscienza imprenditoriale o con semplice motivo di approfittarne tirerà fuori dal proprio ingegno o dal cilindro progetti idonei a valorizzare l’attività specifica o cascate di fumo autorizzate da politici ben disposti.

Nel caso dei Gal sorgeranno per esempio progetti legati alla ruralità del territorio, magari B&B o Agriturismi, forse nella loro ristrutturazione o nelle creazioni o migliorie di aziende vinicole familiari o masserie rimesse a nuovo in cui ci saranno risvolti didattici, ma il campo è grande e le soluzioni diverse, solo che i capitali a disposizione sono comunque destinati a chi può permettersi di tirare fuori anche soldi dalla propria tasca e fanno pensare al vero dubbio che interessa tutti noi del popolino: ma l’occupazione per chi non ha lavoro dove sarà? In quale lista saranno presi i giovani, nel certificato familiare?

Noi non crediamo che ci sarà la vera occupazione, magari a qualcuno temporaneamente si troverà cosa fare e sarà l’eccezione che conferma la regola, ma nella stragrande maggioranza dei casi i vari Gal si autoccuperanno da soli con i finanziatori che restringeranno la cerchia di lavoro ai propri amici o familiari, ma di qui a parlare di evento occupazionale ce ne vuole…

Ma allora perché si parla e si parlerà tanto di questo Gal? Perché ad alcuni politici, soprattutto in campagna elettorale, quando poi hanno ben poco da promettere, far credere al proprio elettorato che loro sono in grado di offrire lavoro, anche senza ben definirlo in quantità, fa comodo, e una volta eletti comunque c’è sempre una torta da spartire per pochi intimi… Senza pensare che in una bruttissima ipotesi che venga riconfermato questo sindaco è doveroso ipotizzare ad una gestione strampalata e fa fede l’incapacità assicurata di chi ha fatto solo sfracelli e danni alla città.

Qui, in questo territorio disastrato e malridotto, dove la disoccupazione si attesta oltre la media nazionale e rispetto ad essa non scende ma è in crescita, ci vuol poco a capire che questi sono solo interventi marginali e che sposteranno di una inezia la percentuale drammatica reale, ben venga quindi il Gal, ma dopo che si sono messi in opera progetti migliori e mirati a tutti quelli che ne possano beneficiare direttamente, progetti in grado di dare VERO SVILUPPO in questi paesi intorno a Sora che stanno morendo e hanno una triste prospettiva per un futuro con solo vecchi…

E’ vero che i politici che amministrano queste città contano meno del 2 di briscola e vanno ad elemosinare alla Regione solo briciole per poi tramutarli in lavoretti per i loro amici, ma quando si tratta dell’Ospedale che è cosa loro (11 dei 20 sindaci che portavano la croce lavorano nella Sanità…) riescono, anche con grande demagogia, a coinvolgere un’intera città fino a farla scendere in piazza (per poi andare a trattare le cose personali a Roma invece di far venire Roma a Sora e di fatto fallendo l’iniziativa…).

Ma allora se questa città ha la coscienza di reagire perché non sfruttarla e usare la forza, con altri paesi del territorio, per reclamare diritti fondamentali per la propria sopravvivenza, di città che occupano gli ultimi posti come qualità della vita, come reddito pro-capite, che hanno forti disagi sociali… Siamo terremotati senza avere scosse, siamo un territorio in grave difficoltà, siamo migranti che scappiamo e che torniamo ogni giorno, siamo la difficoltà di cui il Paese intero deve caricarsi sulle spalle.

Con 750 milioni si poteva fare di più, magari intervenire con sgravi fiscali sulle diverse categorie, non ultimo il commercio, e avrebbe permesso a tutti di potersi rilevare più coinvolto, ma questa è un’altra storia, è la storia che si consuma nelle stanze dei grandi politici di questo mondo dove il popolino non conta un bel niente.

Auguri a chi si potrà permettere il Gal… noi saremo sotto la finestra aspettando che ci buttiate un pezzo di pane, anzi una brioche che suona meglio».

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