martedì 26 agosto 2014

Rocco Merolle: «La Soranità intesa come orgoglio e fierezza dell’appartenenza»

Il messaggio di un grande artista, l’essenza di SORA, il cuore dei Sorani e la riscoperta della Soranità

«A egregie cose il forte animo accendono…». Questo è uno dei concetti portanti de “I Sepolcri” di Ugo Foscolo, un chiaro richiamo alle Radici e all’Identità, come regola ed ispirazione di atti futuri. Molte città nella nostra epoca vivono il dramma della perdita dei legami insiti nelle radici, intese come comportamenti ancestrali, con conseguente spaesamento e precarietà e labilità della vita. Il radicamento è il bisogno inconscio e più importante dell’animo umano, per sapere cosa siamo dobbiamo sapere da dove veniamo, è assiomatico che l’uomo abbia una radice, lo sradicamento porta ad una pericolosa e dolorosa perdita di riferimenti. Avere radici significa non essere solo nel presente, vuol dire venire da lontano, avere un passato, un avvenire, coltivare la vita per trasmetterla non per consumarla.

Le radici sono un simbolo riassuntivo dell’analogia dell’uomo alla terra, le tradizioni, la cultura, il modo di esprimersi, la religione, l’arte, il modo d’essere, che significa anche dignità e rispetto. Sora, dovrebbe essere una città dalle grandi tradizioni e dalla  storia e dalle sue vestigia individuiamo come i sorani hanno mostrato il loro essere nazione, intesa come popolo radicato su un territorio  in cui c’è una identificazione complessiva. Abbiamo Sora Volsca, con la sua identità guerriera, Sora Romana madre di uomini illustri e Legioni valorose, Sora che orgogliosamente fronteggia Federico II, Sora Ducato culla di fede e d’arte, Sora Reale centro intellettuale e commerciale di tutta l’Alta Terra di Lavoro, Sora insorgente a difesa de “Unu Diu e Unu Re”, Sora città deputata ad essere il centro pulsante di un territorio industriale ed agricolo.

La guerra con le sue divisioni, con le sue brutalità, con l’avanzata degli uomini nuovi, che hanno nascosto e demonizzato la filosofia di vita di una città ricca di tutto ciò che aveva tesaurizzato nei secoli, piano civile, etico e comportamentale e hanno imposto modelli di cui vediamo la caducità.  Malgrado l’edonismo, l’egoismo, la prevaricazione e la caduta dei valori a tutto svantaggio di quanti cercavano di riannodare i fili di una vita regolata, rispettosa, giocata negli affetti, nella tolleranza e nell’onestà intellettuale, come la brace che nascosta piano piano riaccende i carboni e illumina la casa, numerosi cittadini coltivavano e preparavano il prepotente ritorno delle elaborazioni che portano la voce dei secoli. Sora ha dato i natali fra gli altri a moltissimi Poeti, da Gulia a Tollis, da Biancale a isorta di Commedia Umana  a rappresentare la Soranità.

La Soranità intesa come orgoglio e fierezza dell’appartenenza, le radici come fondamenta, l’esistenza intesa come legame indissolubile con il luogo di nascita, un amore viscerale. Queste fonti fanno riscoprire un mondo passato, ma sempre attuale perché radice del presente in una favola da caleidoscopio che fonde antico e presente, passato e nuovo.
Il  M°  Rocco Merolle, legato come pochi a Sora, un profeta, come tutti i profeti poco creduti  in casa, ha avuto l’intuizione e il coraggio di affrontare un’opera immane rielaborare, contestualizzare e omogeneizzare i versi e renderli idonei ad essere musicati, dal pentagramma hanno riacquistato immediatezza di comunicazione del messaggio “eravamo così, possiamo tornare ad esserlo”.

Finalmente si sono riscoperti luoghi del nostro vissuto mai conosciuti, ci è sembrato di aver avuto restituita la città, il suo possesso e la possibilità di interagire in positivo con essa. Quattro volumi e quattro CD, da cui prorompe l’anima popolare, la stessa che ricordiamo nelle struggenti canzoni napoletane del primo novecento, la stessa vena poetica, nostalgica e comunque fiduciosa, una musica che può cantare chiunque  e che rende tutti Gilbert Becaud in sedicesimo e che esalta le doti canore con un testo recitativo naturale. I nomi di chi ha avuto l’intuizione di ricostruire Sora e la Soranità attraverso i fatti popolari assurti a poema lirico e poi musicale vanno incisi nel bronzo a perenne gloria del loro coraggio e a materiale presenza del monumento “CANTA SORA”. CANTA SORA non è soltanto il messaggio di un grande artista ma è l’essenza di SORA, il cuore dei Sorani e la riscoperta della Soranità.

Rodolfo Damiani

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