giovedì 22 Marzo 2018

Rodolfo Damiani amaro: «Da noi nessuno ha ricordato i 100 anni dalla conclusione della 1a Guerra Mondiale»

Il conflitto iniziò nel 1915 e si concluse nel 1918. A un secolo dalla fine della guerra, l'accorato ricordo di Damiani dedicato ai ragazzi del '99.

«Cento anni orsono – scrive Rodolfo Damiani nella premessa che anticipa il suo articolo – si concludeva la I° Guerra Mondiale, l’Italia vittoriosa aveva completato il  suo cammino verso l’unità nazionale. Dovunque si stanno programmando percorsi attraverso i quali si vuole trasmettere ai giovani il significato di tale tragedia, sul piano politico,economico,civile e dell’identificazione nazionale. Malgrado gli appelli reiterati e le proposte di ricercatori , uomini di cultura e militari, nel nostro territorio ancora non abbiamo alcun riscontro in positivo. Convinto che la moneta dalle due facce – la vittoria e l’immane strage – non possa passare sotto silenzio soprattutto per le conseguenze che produsse per l’Italia, scriverò degli articoli periodicamente che illustreranno episodi del periodo trattato e di volta in volta citerò film in tema». Di seguito, il primo testo.

La rotta di Caporetto e la battaglia di arresto

24 ottobre 1917: gli austriaci rafforzati da divisioni tedesche ben equipaggiate e addestrate alle tecniche di assalto, rompono lo schieramento italiano tra Tolmino e Plezzo, mettendo in crisi uno schieramento scarsamente reattivo dalla Bainsizza al Carso. La miopia di Cadorna non aveva creato una riserva centrale sul Tagliamento, con cui manovrare e contrattaccare, per cui alcuni battaglioni bosniaci riuscirono ad irrompere sulla riva destra del Tagliamento costringendo le difese italiane ad arroccarsi sul PIAVE. Il disastro è epocale, popolazioni in fuga che intralciano la ritira dei reparti che cercano di ripiegare con ordine e combattendo, migliaia gli sbandati che si arrendono , molti che cercano di guadagnare la via di casa ma fermati come disertori vengono fucilati sul posto, eroi silenziosi che si battono inchiodati al terreno per permettere ai compagni di ritirarsi per combattere ancora, oltre un terzo del materiale bellico distrutto o bottino di guerra per il nemico.

Valutato il disastro, i tedeschi anche se essi stessi necessitavano di riordinarsi, dal 10 al 26 novembre prendono l’iniziativa di attaccare sull’Altipiano di Asiago, sul Grappa e sul medio Piave, gli italiani resistono con vigore, favoriti anche dal fatto che il fronte si è accorciato di 170 km e a tempo di record vengono via via ricostruite le 33 divisioni disarticolate dalla sconfitta. Con i giovani del ’99 sembra che tutta l’Italia sia schierata a difesa della Patria. Le nostre industrie raddoppiano i turni di lavoro, gli uomini al fronte le donne nelle officine. Da guerra delle elite è divenuta guerra di popolo.

Il 26 novembre la battaglia di arresto è vinta e i tedeschi richiamati da altre esigenze lasciano i soli austriaci a fronteggiare gli italiani In cielo i pochi aerei salvati dal disastro si battono bravamente per impedire che gli austriaci conseguano il dominio del cielo. Il 13 era stato abbattuto Luigi Olivari, asso con 12 vittorie. Sugli altri fronti , gli inglesi occupano Gerusalemme il 9 di dicembre, dopo aver occupato Gaza e Giaffa. Scoppia la rivoluzione russa e i russi aprono trattative di pace con i tedeschi.

Sul mare il comandante Rizzo, in una missione di pattugliamento nella notte tra il 9 e il 10 dicembre al comando di due MAS affonda al siluro la corazzata Wien e danneggia la Budapest. Periodo invernale, ci si riordina e ci si difende dalle condizioni proibitive di vita. Il 14 gennaio la terza armata consolida le postazioni della testa di ponte di Capo Sile. Febbraio 11 1918, alcuni MAS italiani comandati da Rizzo e da Costanzo Ciano , ospite il poeta G. D’Annunzio, compiono con successo la Beffa di Buccari. Febbraio 25 1918, la 4° armata del gen. Di Robilant conquista alcune posizioni sul Grappa , saldando le Alpi al Piave. Il 27 febbraio gli austro-tedeschi penetrano incontrastati in Russia favoriti dalla smobilitazione dell’esercito zarista. Il 3 marzo, anche in contrasto con Trosckji, i rivoluzionari russi firmano la pace di Brest-litovsk lasciando in balia della Germania l’immenso territorio che va dalla Finlandia all’Ucraina. Il 13 marzo nell’intento di conquistare il Pasubio, i minatori austriaci preparano una mina di 50.000 kg, che demolisce la cima detta il Dente Italiano seppellendo i difensori. Il 14 marzo muore per incidente il pilota Attilio Imolesi che in soli 9 mesi aveva abbattuto 6 aerei avversari. 21 marzo-6 aprile, grande offensiva tedesca che permette una penetrazione di 60 km , ma manca l’obiettivo principale Parigi. Dal 28 al 31 sul fronte italiano, i nostri con la battaglia dei 3 monti riconquistano Cima Zekari ,Cima Valbella e Col del Roq , perse nel novembre con la battaglia delle Melette. I 5 mesi riassunti sono quelli della riorganizzazione dell’esercito , di un nuovo modo di essere soldati , di un nuovo modo di concepire il rapporto tra soldati ed ufficiali,del n uovo modo di impiego dei soldati e del loro minuto mantenimento,nasce la coscienza di essere una Nazione il cui popolo è in armi contro il nemico della nazione, il tutto è ben riassunto dalla frase scritta su un muro rabberciato lungo il Piave “tutti eroi, o il Piave o tutti accoppati”. Da questi podromi parte la riscossa dell’Italia e la fa artefice della vittoria alla pari di Inglesi, Francesi e Americani.

Gli argomenti indicati trovano spazio su moltissimi libri e su alcuni film che hanno ben reso i drammi, le viltà , i sacrifici e gli eroismi di un’epoca che nata dalla speranza non saprà trarre alcun insegnamento dalla grande strage.

FILM consigliati:

  • UOMINI CONTRO, Italia 1971, regia F.Rosi dal romanzo UN ANNO SULL’ALTOPIANO
  • L’ARMATA A CAVALLO, Ungheria 1968, r M.Janksò
  • ADDIO ALLE ARMI, USA/Italia1932 e 1957 r. F.Borsage e C.Vidor dal romanzo di Hemingway
  • LA LEGGENDA DEL PIAVE Italia 1924 e 1952 r.M.Negri e R.Freda
  • CHARLOT SOLDATO USA 1918 r.C.Chaplin

Nella speranza che si attiri l’attenzione e si torni attraverso le vicende dei ragazzi del ’99, dei poveri contadini meridionali proiettati da un’Italia semifeudale in un confronto ad alta tecnologia, dei fantaccini dai cento dialetti costretti comunque a capire e ad obbedire, degli alpini dal motto “ai suma” vincitori prima dell’inclemenza della natura e poi dei nemici, dei pochi pazzi sulle macchine volanti che portarono il tricolore nei cieli più insidiosi, dei marinai che su gusci di noce o addirittura a nuoto forzarono le basi più munite irridendo la gloriuzza di Lissa a parlare della nazione della Patria di tutti, in cui tutti hanno pari dignità, uguali doveri e uguali diritti.

RODOLFO DAMIANI

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