Rodolfo Damiani: «Sora si risvegli sul piano culturale»

Nel suo editoriale l'inossidabile sostenitore della Cultura chiede che ai giovani talenti vengano offerte strutture ed occasioni per mettersi in mostra.

Federico Mantova e i suoi sodali, ancora una volta, hanno prodotto uno spettacolo, che a parte l’allegria suscitata nei soci del Centro “Gnore Peppe”, ha dimostrato che si può diradare il grigiore di un’estate vissuta in dignitosa povertà di mezzi, ma non è un mistero che esistono priorità ed emergenze, solo che stigmatizziamo una povertà di iniziative intelligenti e coinvolgenti la cui soluzione richiede un riesame di tutta la filiera legata alla cultura, del modo di produrre cultura, della scelta di soggetti che possono mettere a disposizione bagagli culturali che non necessariamente coincidono con i gradimenti personali.

Se ci interroghiamo, per esempio, sulle vicende della PRO LOCO, non possiamo non giudicare assurdo lo smarrimento dello Statuto e non riteniamo neanche che le responsabilità siano addebitabili solo all’attuale Presidente, che in passato, se coinvolto, ha sempre risposto con attenzione. Se consideriamo poi che la parte civile delle ricorrenze religiose vengono sostenute con risorse provenienti dalle raccolte delle Confraternite e dei Comitati ci viene la curiosità di capire dove Sora è penalizzata rispetto ad altri comuni, che obiettivamente creano eventi che ne diventano il testimonial e ne qualificano la comunicazione.

Scusate l’intemerata, non avanzo critiche a nessuno, a mio avviso meritano rispetto e plauso tutti coloro che “ci mettono la faccia”, il mio vuole essere un appello alla coesione e all’impegno collettivo, credo che Sora abbia risorse, persone ed idee e coinvolgendo le scuole e le associazioni sarà possibile risalire la china. Al di là del successo della piece e della innata bravura nel recitare in vernacolo dei protagonisti con in testa “Margherita Sfornapane (in arte Carolina), accusatrice di grande sagacia, all’imputato Scavalca Antonio, svagato quanto basta, e via via le due avvocatesse, che non sfigurerebbero in un tribunale vero, la dattilografa che denotava una certa confusione tra le varie attività svolte, in fondo è solo lo scambio tra una “D” e una “B”, il cancelliere vittima del giudice come tutti i cancellieri, Nicola il gendarme( un buttoafuori di mestiere), il fidanzato un monumento all’11 novembre, i due testimoni “auricolari”, alla faccia della privacy e infine Federico, ha svolto un compitino per lui facile facile è maturo per altri contenuti e far decollare un teatro locale ricco di .

Mi hanno stupito i commenti finali. Mi sono avvicinato ad un gruppo di persone che malgrado il vento fastidioso discuteva animatamente se avevamo assistito ad una “pochade”, ad una “farsa” o ad uno spettacolo “vedauville”. Quale sorpresa, cittadini di una delle province ultima tra le ultime in materia di cultura e turismo, come documentato dal “SOLE “24 ORE”, discutono con appropriatezza di aspetti culturali non secondari e partecipano in numero congruo a tali manifestazioni, allora torno a chiedermi, dove è l’ostacolo per cui manifestazioni potenzialmente importanti vanno praticamente, a tal proposito siamo alle veline del ventennio che dovevano trasformare in vittorie anche le sconfitte, perché le associazioni mormorano, perché sempre più spesso le serate culturali di Sora imitano il cottio ai Mercati Generali di Roma, o qualcuna delle troppe serate estive a salsicce e porchetta, senza curare alcun legame con la tradizione, i costumi locali e i prodotti locali.

Nel ringraziare il Presidente, acuto e selettivo nelle scelte, gli amici organizzatori del Centro Anziani e la Compagnia che ci ha così divertito, premettendo un doveroso “ABSIT INIURA VERBIS” auspico che “SORA SI RISVEGLI SUL PIANO CULTURALE E OFFRA AI GIOVANI TALENTI LE STRUTTURE E LE OCCASIONI”, per crescere culturalmente e fare degli eventi culturali occasioni di progresso per il territorio.

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