ROMA – I mandati d’arresto emessi dalla Corte penale internazionale nei confronti di Benjamin Netanyahu e Vladimir Putin, le sanzioni disposte dall’amministrazione statunitense guidata da Donald Trump e il ruolo della giustizia internazionale nella tutela dei diritti umani. Sono i temi affrontati dal dottor Massimiliano Pellegrini, giudice onorario del Tribunale di Sorveglianza di Roma nonché originario di San Donato Val di Comino, in una riflessione dedicata ai rapporti tra le grandi potenze mondiali e gli organismi giudiziari internazionali.

L’intervento prende spunto dalle tensioni diplomatiche che hanno accompagnato l’Assemblea generale delle Nazioni Unite del settembre 2026, con particolare riferimento alle proteste nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per la situazione nella Striscia di Gaza. Pellegrini richiama l’attenzione sulla necessità di garantire il rispetto del diritto internazionale, indipendentemente dal peso politico, economico o militare degli Stati coinvolti.

I mandati d’arresto contro Netanyahu e Putin

Uno dei passaggi centrali riguarda il mandato d’arresto emesso il 21 novembre 2024 dalla Corte penale internazionale nei confronti di Benjamin Netanyahu, nell’ambito delle indagini sulla situazione nei territori palestinesi. Il provvedimento riguarda accuse di crimini di guerra e crimini contro l’umanità, sulle quali non è intervenuta una sentenza definitiva di condanna.

Pellegrini ricorda inoltre che il 17 marzo 2023 la stessa Corte ha emesso un mandato d’arresto nei confronti del presidente russo Vladimir Putin, accusato di presunti crimini di guerra legati alla deportazione e al trasferimento illegale di bambini ucraini dalle aree occupate dell’Ucraina verso la Federazione Russa.

In entrambi i casi si tratta di provvedimenti cautelari internazionali e non di condanne definitive. Le responsabilità contestate dovranno essere accertate nelle competenti sedi giudiziarie, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza.

Il giudice onorario richiama anche la posizione degli Stati Uniti. Il 6 febbraio 2025 il presidente Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che prevede sanzioni contro la Corte penale internazionale, accusata dall’amministrazione americana di aver intrapreso iniziative illegittime nei confronti degli Stati Uniti e di Israele.

Le origini della giustizia penale internazionale

Nella sua analisi, Pellegrini ripercorre le origini della giustizia penale internazionale, richiamando l’esperienza dei tribunali istituiti dopo la Seconda guerra mondiale, a partire dal processo di Norimberga contro i principali esponenti del regime nazista.

La Corte penale internazionale, istituita con lo Statuto di Roma del 1998 ed entrata in funzione nel 2002, rappresenta un’evoluzione di quel percorso. Si tratta di un organismo giudiziario permanente competente, nei limiti previsti dal proprio Statuto, a perseguire i crimini più gravi di rilevanza internazionale, tra cui genocidio, crimini contro l’umanità, crimini di guerra e crimine di aggressione.

Pellegrini evidenzia tuttavia le difficoltà che emergono quando i procedimenti riguardano esponenti di Paesi che non riconoscono pienamente la giurisdizione della Corte. Stati Uniti, Russia e Israele non sono Stati parte dello Statuto di Roma, una circostanza che incide sugli obblighi di cooperazione con l’organismo internazionale.

La mancata adesione non determina però un’esclusione automatica dalla giurisdizione della Corte, che può intervenire anche nei confronti di cittadini di Stati non aderenti quando sussistono le condizioni previste dal diritto internazionale.

Il problema dell’esecuzione dei provvedimenti

Un altro aspetto affrontato riguarda l’effettiva applicazione dei mandati d’arresto internazionali. La Corte penale internazionale non dispone infatti di una propria forza di polizia e deve fare affidamento sulla collaborazione degli Stati per ottenere l’arresto e la consegna delle persone ricercate.

Secondo Pellegrini, questa situazione pone un problema di fondo: la possibilità che le decisioni della giustizia internazionale incontrino ostacoli legati agli equilibri geopolitici e agli interessi delle maggiori potenze.

Il giudice onorario sottolinea quindi l’importanza di rafforzare l’autorevolezza delle istituzioni internazionali e di garantire che l’accertamento delle responsabilità per i crimini più gravi non sia condizionato dalla posizione politica dei soggetti coinvolti.

Pellegrini: «Non ci sarà pace finché non ci sarà giustizia»

Nella parte conclusiva della sua riflessione, Pellegrini richiama il valore universale della vita umana e la necessità di condannare le atrocità indipendentemente dalla nazionalità o dall’appartenenza politica di chi ne sia riconosciuto responsabile.

Per il giudice onorario, la tutela della dignità umana deve prevalere sugli interessi economici, sulle ambizioni di potere e sulle contrapposizioni tra Stati. L’indebolimento delle istituzioni chiamate a perseguire i crimini internazionali rappresenta, nella sua valutazione, un grave rischio per la credibilità della giustizia e per la protezione delle popolazioni civili.

Il principio richiamato è quello di una responsabilità che non può dipendere dalla forza politica o militare di un Paese, ma deve essere accertata attraverso regole comuni e strumenti giudiziari riconosciuti.

«Non ci sarà Pace finché non ci sarà Giustizia», conclude Massimiliano Pellegrini, sintetizzando il significato del proprio intervento sul ruolo della Corte penale internazionale.