martedì 27 gennaio 2015

Ruba pasta, cacio e tonno: il droghiere lo perdona. Ma una volta non si diceva “segna”?

I nostri genitori ci hanno sempre raccontato che quando erano bambini, negli anni ’50 e ’60, nonostante il cosiddetto boom economico, molte famiglie erano solite recarsi nei negozi di alimentari per assicurarsi i generi di prima necessità, ma senza denaro a portata di mano. Come pagavano allora? Non pagavano, ma si rivolgevano al negoziante dicendo: “segna!”. E così il droghiere di turno aggiungeva ad esempio 1 kg di spaghetti alla lista… piena zeppa di annotazioni riguardanti tantissime famiglie.

Non c’erano soldi allora, esattamente come oggi. La differenza è che ai giorni nostri non si usa più “segnare”, forse perché tale abitudine è diventata umiliante. La notizia riportata da Caterina Paglia su Il Nuovogiorno di oggi, ad esempio, è l’emblema dell’attuale situazione: un pensionato di Alvito è stato sorpreso dal proprietario di un negozio di alimentari dopo aver rubato un pacco di pasta, un pezzo di formaggio e del tonno in scatola.

Il negoziante, però, dimostrando tanto buon senso, non lo ha denunciato, anche perché si trattava di un cliente che in passato era sempre stato regolare nei pagamenti. La sua pensione, purtroppo, sempre più impotente rispetto al continuo aumento del costo della vita, non è sufficiente per garantirgli il minimo indispensabile. A pensarci bene, però, se l’anziano avesse chiesto di “segnare” forse il commerciante gli avrebbe concesso credito. Perché allora non tornare, ove possibile, alle abitudini di un tempo?

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