Sabrina Bianchi in difesa degli “sbarbatelli”

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In difesa degli “sbarbatelli” che osano contrapporsi a chi, di pelo sulla coscienza, ne ha fin troppo…. Nell’accezione generica e qualunquistica del termine, l’aggettivo “sbarbatello” starebbe ad indicare una persona “imberbe”, dunque tanto giovane da non avere quella naturale eruzione facciale pilifera metaforicamente emblema di saggezza ed esperienza che, erroneamente associata ad un meditato e proficuo trascorrere del tempo, la renderebbe affidabile nei giudizi e nelle scelte, attendibile nel pensiero e nell’azione. A parte il fatto che, a lasciar fare la natura e non il rasoio, anche i tredicenni sarebbero barbuti, fortunatamente le persone intelligenti sanno che non è indispensabile avere barba e (nel caso di noi femminucce) baffi, per possedere quelle competenze e quella preparazione necessarie per saper svolgere con correttezza e rettitudine la propria professione e il proprio dovere di cittadino, lavoratore e, nel caso specifico della discussione, rappresentante politico.

Del resto, se fossi anche io una qualunquista superficiale nei giudizi e prese di posizione, potrei abbracciare una metafora uguale e contraria e associare la lunghezza e l’ispidezza della peluria a quella malversata furbizia, tipica dei “volponi”, avvezzi a raggirare la preda, o a quella crudeltà e ferocia propria dei “lupi”, tanto “irsuti” da poter attaccare e sbranare l’avversario senza tema di sconfitta. Ma io, come la maggior parte dei miei concittadini, mi reputo sufficientemente intelligente da non farne una questione di “pelo” bensì di onestà, dignità e competenza, legate non necessariamente alla “pelosità” della faccia ma sempre alla “glabrità” della coscienza.

E poi mettiamoci d’accordo e soprattutto facciamo pace con il nostro cervello. Non siamo noi che da mesi reclamiamo volti nuovi, puliti, “giovani” politicamente parlando e “glabri”, vale a dire privi di qualsiasi tipo di pelo che ricopra faccia, stomaco e coscienza? Insomma, io non voglio affidare il destino della mia città e il futuro di noi cittadini ad uomini “barbuti” ma a persone che abbiano l’innocenza della prima esperienza, le mani libere da legacci ricattatori e la faccia pulita. Ah, visto che ci sono, aggiungo anche un’altra cosa.

Sono una donna eppure non mi interessa che non ci siano candidati appartenenti al “gentil sesso” (sia chiaro che detesto questa definizione come quella, falsamente e ipocritamente concessiva di un chissà quale riconoscimento, di “quota rosa”) a rappresentarmi. L’intelligenza, l’onestà, la dirittura morale e l’integrità sono asessuati. Ad un buon amministratore non dobbiamo richiedere nè barba nè gonna, ma un buon cevello funzionante e una coscienza limpida e cristallina.

P.S. Che sia chiaro… gli uomini barbuti possono essere estremamente affascinanti, ma qui il discorso è diverso…

Sabrina Bianchi

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