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Sacha Sirolli: «Questa è l’Italia e di questo mi vergogno»

Non mi sono mai vergognato di essere italiano, perché questa è la patria di Dante, Leonardo da Vinci. Incontro ogni giorno in Italia gente onesta e persone dignitose, che seguono l’esempio e il sacrificio dei giudici Falcone e Borsellino e del generale Dalla Chiesa. Grandi uomini, eterni nel loro esempio, come sosteneva a ragione Foscolo nei Sepolcri.

Provo dispiacere allora nel sentire che alcuni reparti dell’ospedale di Sora sono destinati alla chiusura, da pediatria a ostetricia passando, forse, per oncologia o psichiatria. Ci lavorano tante persone, medici e infermieri che ogni giorno fanno del bene al prossimo. Molti con contratti capestri e a tempo, con stipendi che sono quel che sono… poco dignitosi e inadeguati nell’era dell’euro.

Provo dispiacere nel sentire parlare di turn over all’ospedale, un modo molto british per dire che pochi sanitari devono fare il lavoro di tanti. Dicono è colpa della crisi, si risparmia si taglia, e quando si parla di sanità e scuola, servizi che noi paghiamo con le tasse allo stato, la forbice in mano a chi decide taglia benissimo.

Provo dispiacere nel sentire una madre preoccupata che mi dice: e se chiudono questi reparti a Sora non bisogna ammalarsi, come si fa? Si va a Roma! Gli rispondo. Una provocazione calcolata, ma fino a un certo punto. E se uno non ce la fa perché non sta bene, non guida, non se lo può permettere? dice la madre…

Questa è l’Italia – rispondo – uno Stato che lascia indietro i più deboli, dove i genitori/insegnanti spesso dicono ai figli/studenti (dotati o meno dotati) andate a lavorare/studiare all’estero, perché qui non c’è futuro. Dove chi è venuto dalla Romania, fuori il pronto soccorso dell’ospedale di Sora, si lamenta ed esclama ad alta voce: «Mio padre mi diceva che in Italia c’erano tante cose belle, vieni in Italia. Invece qui fa schifo, me ne voglio andare…» E di questo mi vergogno.

Auguro al SS Trinità lunga vita e – per quel che vale – ringrazio chi ci lavora… ma ho la sensazione che nelle logiche di palazzo regionali l’ospedale di Sora pesi poco poco e sia destinato verso un inesorabile destino. Sempre a poco a poco.
E questo mi dispiace. Tanto tanto. Per chi ci lavora, per gli utenti dl territorio e chi non ci lavorerà mai per emigrare lontano.

Sacha Sirolli

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