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Un Congresso Straordinario, un Congresso all’ARIA APERTA

In questi giorni tutti noi segretari di circolo del Partito Democratico abbiamo ricevuto una bellissima lettera del Segretario Bersani in vista della Conferenza del Partito che si terrà in questo prossimo autunno. Sono parole toccanti e significative, testimoni di una forza che dopo tanti indugi e tentennamenti si prepara finalmente a svolgere al meglio il ruolo di primo partito del nostro Paese. I temi al centro della Conferenza sono già di per se importanti e impegnativi, ma voglio fare ancora di più. Ritengo che, sulla scia di quello che accadrà a livello nazionale, sarà l’occasione giusta per lanciare alla cittadinanza sorana e a tutti coloro che si sentono vicini ai valori del nostro Partito una sfida ancora più entusiasmante e costruttiva: un Congresso Cittadino Straordinario che getti le basi di quello che dovrà essere il P.D. sorano da qui ai prossimi anni. Una occasione per discutere di tutto, dal rinnovo degli organismi dirigenti alla nostra proposta nel confronto con i problemi della Città e del Paese. Una occasione, prendendo in prestito le parole del Segretario Bersani, per discutere sul come migliorare noi stessi, migliorare la nostra politica, il nostro progetto e il funzionamento della nostra vita associativa. Dove migliorare noi stessi vuol dire prima di tutto “creare nel vivo di questo confronto quel nucleo di condivisione e di lealtà reciproca che è la sostanza vera della vita di un’associazione” (Pier Luigi Bersani alla Direzione Nazionale). Immagino la strada che ci condurrà a questo appuntamento autunnale come un percorso aperto di discussione che sia la più ampia, libera e trasparente possibile. Il nostro Congresso deve avvenire all’ “aria aperta”, ricercando contributi in modo largo e coinvolgente, che trasmetta un tratto della nostra identità in cui, però, non parleremo soltanto di noi ma della nostra Nazione e della nostra Sora. In altre parole: che cosa si fa dopo Berlusconi, dopo l’ubriacatura populista e personalista di questa povera democrazia italiana, e che cosa si fa per garantire alla nostra città una opposizione seria e responsabile che vada a colmare i vuoti e le crepe di quella attuale. Tante saranno le questioni da affrontare. Penso al tema del lavoro: ci siamo definiti il partito del lavoro, del lavoro non solo dipendente, ma imprenditoriale, autonomo, professionale, artistico. Come affrontiamo il problema della flessibilità che diventa precarietà? O ancora la partecipazione alla vita politica delle nuove generazioni. I giovani devono potersi misurare sempre di più con responsabilità di direzione politica affinché non vengano fuori rinnovamenti estemporanei. Il rinnovamento è una cosa seria e dovrebbe essere uno dei compiti fondamentali di ogni gruppo quello di promuovere la presenza delle nuove generazioni. Abbiamo la necessità di stimolare quelle energie in circolazione nelle università, nelle scuole, nei luoghi di lavoro, interessate o anche solo incuriosite dall’impegno politico e aiutare quelle energie giovanili che sorgono su un terreno parziale e che poi purtroppo spesso non riescono a superare questa parzialità. Dobbiamo essere un partito che mette insieme orgoglio e umiltà, che sa riconoscere i confini della sua azione e si pone perciò il problema di avere strutturalmente un rapporto aperto con la società, un rapporto cioè di affiancamento e collaborazione con movimenti democratici e civici, che pretendono politicità senza per questo pretendere di sostituirsi alla politica. Mi riferisco alle associazioni ed ai movimenti presenti sul territorio, troppo spesso rimasti inascoltati da una classe politica rinchiusa nella propria torre d’avorio. Dobbiamo essere la casa naturale delle grandi famiglie ideali e ideologiche che hanno fatto grande la storia moderna e contemporanea del nostro paese e che oggi faticano a trovare una propria collocazione, da quelle liberali a quelle dei riformismi di stampo occidentale: quello cattolico, quello socialista e quello comunista. Dobbiamo essere di nuovo gli interlocutori di coloro che nel recente passato si sono allontanati, o sono stati allontanati, dalla nostra organizzazione a causa di atteggiamenti arroganti e autoreferenziali (questi sì) dovuti, probabilmente, ad una ubriacatura da potere. Discuteremo della forma del nostro circolo. La nostra casa dovrà avere porte aperte dove si entra (ma anche si esce, che è una inevitabile conseguenza dell’avere le porte aperte) nel rispetto delle regole che tutti saremo tenuti a condividere e far osservare in una sorta di comunanza dei poteri di controllo e di gestione organizzati in maniera diffusa e non accentrati come in una organizzazione di tipo commissariale. Dobbiamo dare ai nostri concittadini la certezza che c’è qualcuno che si occupa di vigilare sull’operato dell’attuale amministrazione prevedendo, magari, la costituzione di una “giunta ombra” composta da tutte quelle personalità appassionate e competenti che la nostra città esprime e che si accolli l’onere e l’onore di interpretare il ruolo di oppositori non in maniera aprioristica ma diligente e propositiva. Il ruolo del Circolo del P.D. è essenziale. Solo attivando e organizzando una seria riflessione sul nostro futuro, aprendoci ai contributi esterni e utilizzando tutti i mezzi a nostra disposizione per garantire il massimo di apertura e di circolazione di idee diventeremo protagonisti della vicenda politica e culturale dei nostri tempi. Insomma, di lavoro da fare ce ne è tanto. Ma tutti insieme potremmo portarlo a compimento nel migliore dei modi. Da parte mia, in questi giorni, mi attiverò per mettere in moto l’iter burocratico che ci consentirà, nel prossimo autunno, di trovarci preparati per presentare alla città di Sora un P.D. forte, vigoroso, rinnovato e con tante nuove idee e progetti.

Salvatore Lombardi

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