4 anni fa

Scuole, ci scrive Pietro: “Open mind… non open day! Vi prego di dare voce anche al pensiero divergente”

«Open mind…non open day! Qualora ci si  trovasse in un paese un pochino più acculturato e proverbialmente più intelligente, non si dovrebbe assistere a spot pubblicitari su cosa offre una scuola in termini di assistentato o di possibile sfoggio di attività extra curriculari  accattivanti (esuli ed esilianti spesso) , ma si dovrebbe semplicemente intendere  come la scuola può lavorare affinché si ripristini il senso vero dell’educazione, dell’istruzione e della formazione dell’uomo e del cittadino.

Spot, gare di telefonate, articoli, messaggi radiofonici, in questo periodo di iscrizioni scolastiche fanno da padroni. Gente sconosciuta che, presa dal potere “sceso dall’alto” della responsabilità educativa,  invade l’intimità e la sacralità della scelta di una famiglia per proporre, promuovere e far conoscere… tradotto (purtroppo) introita alunni come fossero pedine da sbattere su una scacchiera anziché su un’altra, per dimostrare un prestigio che non avranno mai, poiché di fatto solo pochi, fortunati, bambini dimostreranno di avere alla fine di ogni ciclo di istruzione le qualità tanto promosse negli open day.

La possibilità di aver lavorato con profitto, con entusiasmo, raggiungendo competenze vere, non solo lontanamente affrontate, in ambienti sereni dove ancora albeggia la possibilità di crescere nella propria individualità, diversità e quindi ricchezza l’avranno solo quei fortunati alunni che, avendo genitori coscienziosi che più che badare alle mode (e la nostra città è tanto modaiola, basta farsi un giro per il corso che nel suo struscio serale offre solo questo), avranno scelto con un solo termine di riferimento: la consapevolezza che gli operatori scolastici, gli edifici scolastici, le attività arricchenti l’offerta formativa  sono tutte più o meno simili (nella realtà delle cose, magari non sui volantini) e che non c’è niente da scegliere se non investire su una qual si voglia istituzione scolastica del territorio in termini di collaborazione, conoscenza, condivisione di ciò che viene offerto dalla scuola italiana e cosa vorremmo avere realmente si facesse per i nostri figli. Credo sia necessario interrompere tutta questa pubblicità anche con un pensiero critico. Perché leggere ogni due la scritta open day, sentire ”l’accerchiamento” che subiscono i genitori, a qualcuno fa nascere in mente l’espressione  open your mind!»

Pietro

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