4 anni fa redazione@sora24.it
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SI DEVE DIRE (di Rodolfo Damiani)

Credo che quella, contestata da molti, P.zza Annunziata, possa chiamarsi, con il favore di tutti, Piazza PARNASO. Si, come la dimora delle Muse, visto il successo che sta riscuotendo come sede elettiva di serate votate a Tersicore, a Euterpe, a Melpomene. Scusate il tono scherzoso e il bisticcio del nome, la realtà è che P.zza Annunziata sta smentendo tutti i suoi detrattori, come spazio che i cittadini gradiscono e frequentano. Alla sua mission, aggiungiamo la qualità degli eventi che vengono via via localizzati, con crescente partecipazione del pubblico

Domenica 1 settembre, ancora un sorano che si è fatto onore, prima come interprete poi come insegnante di alta scuola, Donato Di Stefano, ci ha regalato una serata indimenticabile di bel canto, giocata su due piani la scelta dei brani e le prestazioni personali dei suoi allievi. Dopo domenica sera, non so più se preferire Donato come grande interprete o come scopritore e educatore di talenti. Dopo una buona apertura al pianoforte del Maestro Marignani Giacomo, iniziava una carrellata di successi. Aprivano due Sorane DOC, Gabriella Zappacosta, che con “I te vurria vasà” mostrava i grandi progressi fatti seguendo un programma di studio, che esalta la sua voce, toni giusti e momenti esaltanti nell’identificarsi con il testo; seguiva Marina Lecce con “Dicetacello vuie”, una ottima interpretazione, con una voce intima e calibrata struggente come prevede il testo. Con grande soddisfazione abbiamo poi ascoltato una giovanissima sorana, Chiara De Gasperis. Un soprano di grande avvenire, con una voce limpida, con una intonazione naturale, con una estensione di voce che le permette di spaziare fino alle note più alte apparentemente senza sforzo, una grande interpretazione di tre brani insidiosi quali: Babbino Caro, Caro Nome e Regina della notte. Brava, siamo orgogliosi di te. Ricordate questo nome Jesus D. Hernandez, un tenore che ha reso con grande maestria e con ottima interpretazione le sue doti canore che hanno spaziato dall’Andrea Chenier all’Arlesiana e all’insidiosa Tosca e per buon peso ha avuto applausi da stadio con Malaguena e con la trascinante Granada. A mio avviso non è solo una promessa. Completano il cast due soprani eccellenti di origine coreana, Ryu Un Son e Hyun Hae Young, ambedue bravissime, di grande personalità e di buone doti canore, che hanno deliziato i presenti con arie che decretano il successo di una interprete quali Vissi d’Arte, Mi chiamano Mimì, Un Bel di vedremo, Tacea la notte placida. Complimenti e complimenti al Clarinetto e alla fisarmonica, ambedue di alta scuola.

Si replica sabato a Isola Liri e domenica a Sora

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