lunedì 13 gennaio 2014

SORA – Don Donato Piacentini: “La famiglia è quella formata da una mamma e da un papà. Non genitore 1 e genitore 2!”

Lo psicoanalista Luigi Campagner, nel suo ultimo libro, ha affermato: «Per vincere la sfida della famiglia bisogna giocare in attacco. Ci vogliono testimoni della bellezza di ciò che può nascere dall’amore fra un uomo e una donna». E se voleva dei testimoni, ce n’erano davvero tanti domenica, alle ore 11,30, nella chiesa di santa Giovanna Antida quando, come ogni anno, si è celebrata la messa dedicata alla Santa Famiglia. La chiesa era gremita di gente: mamme, papà e bambini, tutti insieme a testimoniare il valore, la bellezza della famiglia in un tripudio di gioia, di tenerezza e di emozioni; l’altare era occupato da una marea di bambini, reali testimoni di una vita fluente e radiosa: al centro, don Donato Piacentini protagonista a 24 carati con la sua splendida omelia, decisa, chiara, incisiva! “Anche nel rispetto di chi compie altre scelte, la famiglia – ha esclamato – è quella da cui tutti noi proveniamo, quella formata da una mamma e un papà. Non genitore 1 e genitore 2! Tutti noi siamo nati da un uomo e una donna, da una madre e da un padre”.

Ed ha ricordato la sua famiglia, i sacrifici dei suoi genitori, come quelli di tanti genitori di un tempo che col loro esempio di vita hanno tracciato un prezioso cammino per i figli. La famiglia, ha aggiunto, non può essere solo il frutto di una scelta del momento, quando si è attratti dalla bellezza o dal sesso. Essa è qualcosa che cresce, si fortifica e si alimenta nel vivere quotidiano, nelle gioie ma anche nelle difficoltà della vita che, sempre, vanno affrontate insieme dai coniugi. Momento culminante della cerimonia è stato il rinnovo delle promesse nuziali con la benedizione delle fedi: commovente e bello, soprattutto, scorgere sposi di veneranda età che partecipavano con la stessa gioia ed entusiasmo delle giovani coppie presenti. Un momento intenso anche per i figli, i quali hanno espresso parole profonde, dense di significato e di affetto verso i genitori, segno evidente delle aspettative e della sensibilità con cui vivono la vita familiare.

Luigi Campagner nel suo libro dice “… ai miei figli insegno a vivere: amando mia moglie, lavorando per la mia crescita, coltivando le mie passioni. Ma da loro imparo anche a desiderare il massimo. Ad amare come un bambino, a guardare le cose in modo puro, per quelle che sono e non per quello che la maggioranza dice che siano”. Una lezione da non trascurare! E’ scritto nel Qoèlet: ” c’è un tempo per tacere e un tempo per parlare…” Don Donato, quasi eco di una “voce che grida nel deserto”, ci ha insegnato che è giunto il tempo di parlare. Un esempio che ci auguriamo possano seguire anche in altre realtà parrocchiali perché, davvero, stiamo attraversando il deserto. Un deserto insidioso e sconfinato: non fatto di sabbia, ma costruito su teorie che, inesorabilmente, vanno va a minare le basi della società. Un deserto alimentato dai media, dal “pensiero unico” dominante contro la famiglia naturale, quella che vorrebbero farci credere realtà ormai tramontata. Ecco, dunque, per noi, l’invito a non unirci al coro del politically correct ma ad essere, oggi, autentici testimoni di bellezza!

Antonella Paniccia

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