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COMUNE DI SORA

SORA – Giorno della Memoria, il Sindaco Di Stefano cita Primo Levi: «Meditate che questo è stato»

Il toccante ricordo del primo cittadino. Parole che ancora oggi fanno rabbrividire.

Il Giorno della Memoria è una ricorrenza internazionale celebrata il 27 gennaio di ogni anno come giornata per commemorare le vittime dell’Olocausto. È stato così designato dalla risoluzione 60/7 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 1º novembre 2005, durante la 42ª riunione plenaria.

Ecco il messaggio del Sindaco Luca Di Stefano:

I soldati dell’Armata Rossa, il 27 gennaio 1945, varcano i cancelli di Auschwitz e liberano i prigionieri superstiti, sopravvissuti allo sterminio razzista. Le truppe liberatrici, entrando nel campo di Auschwitz-Birkenau, scoprono e svelano al mondo gli orrori che si sono compiuti nel cuore dell’Europa.

Meditate che questo è stato”, si legge in una poesia di Primo Levi. Un verso che riflette tutto il valore e l’importanza della memoria: affinché ciò che è stato non si ripeta, ma anche affinché si perpetui l’impossibilità della rassegnazione all’orrore. Primo Levi, ha fatto di questo lo scopo della sua vita dal giorno della liberazione.

Nei suoi scritti sull’universo “concentrazionista” descrive in maniera approfondita le dinamiche umane delle comunità relegate nei lager, spogliate dei filtri etici, private degli argini morali. Impressiona la testimonianza del concetto usato per indicare il mai: domani mattina.

“Qui è cosí. Sapete come si dice «mai» nel gergo del campo? «Morgen früh», domani mattina.”  Il domani che è un orizzonte temporale breve, quasi certo, visibile e programmabile, nel lager rappresentava l’impossibile. La notte uno scoglio insuperabile, un tormento a cui si scampa per miracolo. Per indicare l’impossibilità di fare qualcosa a chi entrava nel lager si diceva: “Quando un pezzo di pane in più? Domani mattina!”, “Quando finirà questa follia? Domani mattina!”. Il nostro compito è tramandare il ricordo di quella tragedia non come simulacro sterile ma come una speranza che nel nostro tempo simili tragedie non si ripresentino.

Ai nostri giovani, ai nostri ragazzi dobbiamo insegnare la speranza, dobbiamo trasmettere la capacità di sognare di progettare il proprio futuro, dobbiamo costruire per loro una società solida che ponga come basi della civile convivenza il rispetto per l’uomo. Il Diritto come fondamento dello Stato che garantisca a tutti le libertà civili perché il domani sia un orizzonte di fiducia e non un baratro di disperazione”.