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SORA – “Il danno sociale è la mancanza di esempio verso i giovani” (di Lucia Baldesarra)

Lettera aperta da parte di una lettrice, inviata dopo il servizio sull'incompiuto centro Serapide, andato in onda nei giorni scorsi su TGR buongiorno regione.

«L’altra, scorrendo sulla home di Facebook, mi è capitato di vedere un video in cui è stato denunciato il disagio sociale di un noto edificio nel sorano. Sono state dette tante bellissime parole e commentati tanti eventi con dovute riflessioni da parte del personale addetto ai vari ruoli. Ciò che mi ha spinto a fare questa mia personale riflessione è che non ci si può lamentare e aspettare che…chissà chi, risolva il problema. Nella città di Sora e dintorni, oltre ad aziende, negozi, studi di vario genere, farmacie, chiese, ecc…, fortunatamente ci sono tante associazioni culturali che offrono a scopo sociale, numerose attività, quali: musica, sport, teatro, cultura, arte, danza, alimentazione, ecc…
Queste associazioni, nella maggior parte dei casi, sono composte da persone che, con le proprie tasche e talvolta patrocinate dal comune di appartenenza, contribuiscono alle attività che pubblicizzano e che investono il proprio tempo quotidiano, settimanale, e mensile, attualizzando progetti per il bene comune. Siamo nel 2020, il covid-19 tra le tante cose che ci ha privato e ci priva, ci ha “tecnologizzato” tutti, quindi siamo tutti diventati esperti con i mezzi di comunicazione e d’informazione. Con questa premessa voglio dire che quando queste associazioni organizzano un evento che interessa il pubblico… il pubblico scarseggia o peggio… non esiste!

Faccio un esempio per essere chiara: se c’è un concerto orchestrale in cui si canta l’inno di Mameli (che oltre ad essere importante è a mio parere anche divertente e piacevole ascoltare con coro e orchestra) il pubblico invece di partecipare all’evento all’interno, preferisce restare in piazza a fare l’aperitivo, casomai scocciandosi pure del suono immenso che sente provenire! “In questa città non c’è niente”… beh, forse non ci rendiamo ben conto di tutte le opportunità che possiamo coltivare e che invece non prendiamo minimamente in considerazione.

Di esempi ce ne sarebbero tantissimi per ogni associazione però non voglio dilungarmi. Il danno sociale è la mancanza di esempio verso i giovani che vedono scarso interesse da parte di tanti adulti a partecipare a vari eventi, o peggio ancora nella mancanza di stimoli a far parte di tante cose che potrebbero arricchire il valore morale, e non solo, della vita. La tipica frase che sento dire da molti è: “ma chi te lo fa fare” oppure un esempio banale “ma invece di andare a scuola calcio, perché non vai a suonare il violino?”. Quando un bambino o un adolescente inizia a praticare una sua passione, perché in quel momento sente di fare quello che gli piace, molti di noi adulti, anche inconsapevolmente, li sottovalutiamo e non li stimoliamo. Oppure nel peggiore dei casi li lasciamo da soli a praticare quell’attività.

Tutto questo genera angoscia, delusione, mancata autostima. Di conseguenza il rifugio per ogni minorenne è il mondo virtuale, se tutto va bene, ma in alcuni casi scelgono di praticare il proibito e il rischio rimettendoci, purtroppo, il dono più prezioso: la vita! Per noi, invece, la conseguenza è il lamento e un continuo scarica barile, come se dovessimo addossare a tutti i costi la colpa a qualcuno, per una situazione che è invece complessa e andrebbe analizzata sotto altri aspetti. La colpa non è solo delle famiglie, o del Sindaco di quella città-paese, o del dottore, o dell’insegnante, o del sacerdote, ecc. … tutti siamo responsabili e tutti possiamo fare qualcosa affinché i bambini ed i ragazzi assaporino il senso della vita che è meravigliosa nonostante i problemi che ogni giorno presenta. Queste mie ignoranti parole sono frutto solo di una mia riflessione che va oltre ogni giudizio o critica. Spero che nessuno si senta particolarmente coinvolto perché non è nel mio intento. Di sicuro qualcuno potrà pensare che sia una moralista ma sinceramente faccio e sono altro nella vita».

Lucia Baldesarra

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