mercoledì 19 ottobre 2016

SORA – Ordinanza demolizione diga sul Liri: Fabrizio Pintori e Loreto Tersigni chiedono di accelerare i tempi

Riceviamo e pubblichiamo il seguente comunicato stampa a firma di Fabrizio Pintori, portavoce e consigliere comunale del Movimento Cinque Stelle Sora e Loreto Tersigni, per l’Associazione Verde Liri.

«E’ stata tenuta celata per mesi, la notizia che la Regione Lazio per mezzo della Direzione Regionale Risorse Idriche e Difesa del Suolo ha ordinato al Comune di Sora la demolizione della traversa mobile sul fiume Liri (la cosiddetta diga) a monte del Ponte Vaughan, nel centro cittadino. L’opera costruita tra il 2014 ed il 2015 con fondi Europei e Comunali per un costo complessivo di circa € 500.000 è stata al centro di un’intensa diatriba che ha coinvolto la Regione, il Comune di Sora, gli scriventi ed altre Associazioni locali contrari alla realizzazione dell’opera.

Nell’estate 2015 la Magistratura per iniziativa della Regione Lazio veniva interessata ad indagare per riscontrare eventuali illeciti edilizi e anomalie progettuali, giungendo, infine al sequestro. Nonostante ciò, la stessa Regione Lazio, in maniera alquanto discutibile, rilasciava la concessione demaniale, subordinata ad una serie notevole di disposizioni e varianti al progetto al fine di limitarne le problematiche di sicurezza idraulica e compatibilità ambientale; saranno proprio queste varianti non realizzate ad essere contestate successivamente dall’Ente Regionale.

In primo luogo, l’Agenzia Regionale di Difesa del Suolo (ARDIS) riscontrando, a suo giudizio, in sede di sopralluogo presso l’impianto importanti carenze e difformità tecniche, ha proceduto alla revoca del provvedimento di nulla-osta per la concessione demaniale in favore del Comune di Sora con lettera del 14 dicembre 2015.

In seguito, con lettera del 4 gennaio u.s. l’ARDIS ha emesso l’ordinanza di demolizione totale della traversa mobile, motivandola: “…. al fine della tutela del territorio e della pubblica utilità, in ordine a prevedibili eventi di piena ordinaria e straordinaria del fiume Liri, di provvedere a proprie spese………1: completa demolizione e rimozione sia della struttura di fondazione in conglomerato e cementizio armato….sia delle strutture in elevazione…”

Infine, con un documento del 30 marzo u.s., l’Agenzia Regionale ha replicato alle controdeduzioni del Comune, evidenziando che: “il Comune di Sora destinatario di un provvedimento di concessione, è incorso in plurime violazioni che contrastano con i doveri principali imposti in capo al concessionario ….. Il Comune di Sora… quale soggetto concessionario del bene è, quindi obbligato ad assicurare la piena funzionalità delle opere e pertinenze idrauliche utilizzate è risultato inosservante ed inottemperante alle disposizioni date a tutela della privata e pubblica incolumità.” Dai documenti sembra emergere che il Comune di Sora non avrebbe eseguito le opere aggiuntive richieste dalla Regione Lazio necessarie per garantire una migliore sicurezza della diga ed evitare che le ondate di piena possano coinvolgere il territorio circostante.

A questo atto finale la Regione Lazio è giunta dopo un lungo e controverso iter, spesso caratterizzato da pareri interlocutori, che ha visto il Comune di Sora determinato a realizzare l’opera nei tempi previsti anche senza avere prima ottenuto tutte le autorizzazioni. Al punto che le operazioni di costruzione della diga sono iniziate senza avere effettuato, all’epoca, la domanda di concessione demaniale alla Regione. Inoltre, vi è da ricordare che non venne mai effettuata una Conferenza dei Servizi e neanche la “Verifica di Assoggettabilità alla Valutazione di Impatto Ambientale”, obbligatoria per gli impianti di questa rilevanza.

Oggi i nodi vengono al pettine. L’Ente Regionale nel dare la concessione ha indicato numerose e rigide prescrizioni per completare l’opera, alcune delle quali volte al miglioramento della trasparenza idraulica compromessa, per ristabilire la capacità di scorrimento delle acque anche attraverso la costruzione di un convogliatore per evitare l’accumulo di detriti che possono impedire il regolare deflusso delle acque durante le piene ordinarie e straordinarie. Tuttavia, poiché dai controlli effettuati la Regione ha ritenuto che tali opere non solo non fossero state realizzate, ma che difficilmente potrebbero esserlo nell’immediato futuro. Pertanto, ha deciso a pochi mesi dalla concessione di tornare sui propri passi revocando la concessione, per tutelarsi da eventuali responsabilità derivanti da possibili eventi calamitosi e propagazione di effetti negativi del ristagno nelle acque presso la diga di materiali pericolosi ne decide l’abbattimento.

Si deve osservare che negli ultimi atti documentali la Regione Lazio – senza mezzi termini – respinge la validità del progetto della diga, mostrando di temere le eventuali ricadute sul territorio specialmente quelle inerenti la sicurezza idrogeologica. Si confermano così molte delle obiezioni avanzate dagli scriventi, con numerose lettere, manifestazioni, esposti alla Procura della Repubblica ed alla Corte dei Conti, interrogazioni regionali e parlamentari.

La precedente Amministrazione del Comune di Sora, nonostante l’ormai l’esplicita bocciatura del progetto da parte dell’ARDIS, decise di presentare ricorso al Tribunale delle Acque. L’auspicio è che venga confermato quanto deciso dagli organi tecnici regionali competenti sulla materia, per altro molto tecnica e connessa con gravi problemi di sicurezza e incolumità delle popolazioni.

Infine, poiché la traversa mobile (diga) è stata criticata, anche dai componenti dell’attuale Amministrazione, si invita pubblicamente il Comune di Sora, ed in prima persona il Sindaco, a convenire già da oggi con quanto deciso dall’Ente Regionale in modo da non gravarsi di responsabilità non proprie ed evitare ulteriori inutili gravami economici alla città. Si esorta, quindi, il Comune di Sora a fissare un crono-programma per la demolizione dell’opera in sintonia con l’Ente Regionale, nella speranza anche che la Regione Lazio possa intervenire economicamente per supportare l’incresciosa incombenza procurata da un progetto del quale la città non aveva alcun bisogno».

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