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Speciale terremoto della Marsica: 13 gennaio 1915 ore 07.50 la tragedia (Parte quarta) I soccorsi

Prima di parlare dell’organizzazione di soccorsi nella Valle Roveto e nella media Valle del Liri è necessario, a nostro giudizio, ricordare come la macchina statale sia stata colta completamente impreparata dalla tragedia. E ciò nonostante fossero trascorsi solo otto anni dal terremoto che colpì Messina e Reggio Calabria. L’Esercito, la Croce Rossa e le Ferrovie dimostrarono in pieno la loro incapacità a cestire una situazione di massima emergenza che coinvolse numerose provincie dell’Italia centrale compresa la stessa città di Roma.

A riguardo sono molto interessanti due articoli apparsi rispettivamente sull’Avanti! Del 15 gennaio e su La Stampa di due giorni dopo. Sul primo la situazione viene così ben fotografata: <<Le notizie che giungono dai luoghi del terremoto fanno fremere, non tanto per gli orrori che il sommovimento tellurico ha causato a quelle povere popolazioni quanto per la inconcepibile ignavia che esse ci rivelano. A pochi chilometri da Roma, nella stessa capitale d’Italia non è stato possibile provvedere sollecitamente in soccorso delle vittime. I primi treni pei luoghi del disastro sono partiti vuoti. I soldati sono stati mandati ad estrarre i cadaveri, a disseppellire i feriti invocanti soccorso, armati di tutto punto, collo zaino, col fucile, e la cartucciera, ma senza badili, senza zappe. Mancavano i soldati del genio, gli indispensabili. Mancavano medici e medicinali e lettighe. Mancavano i viveri. I poveri abitanti, scampati al disastro, invocavano del pane e gli accorsi davano loro delle promesse, delle speranze. A Roma il servizio degli ospedali è stato assolutamente inferiore alle più limitate esigenze>>.

Da un pezzo edito su La Stampa si apprende come la giornata del 13 gennaio <<in cui si dovevano mobilitare i primi larghi soccorsi, passa senza che si sappia ciò che ad Avezzano è avvenuto e senza che nessuna disposizione sia stata presa>>. A parziale discolpa della non sempre immediata ed efficacia opera di soccorso messa in atto dalla burocrazia romana, vanno evidenziati le pessime condizioni atmosferiche che caratterizzarono quel gennaio (pioggia, neve ed inondazione del Liri a Sora), i danni arrecati alle linee ferroviarie che univano Avezzano a Roma ed Avezzano, via Sora, a Roccasecca, la distruzione di numerosi telegrafi municipali, il decesso di non pochi funzionari dell’Amministrazione statale nonché di alcuni medici condotti – che in qualche caso abbandonarono anche il loro posto di lavoro – e, soprattutto, il particolare momento politico che la nostra Nazione stava vivendo.

L’area sorana fu indubbiamente colpita in maniera molto minore rispetto al Circondario di Avezzano(…) Il maggior numero di morti, a detta dei cronisti, si verificò tra le persone anziane, le donne ed i più giovani. Nell’organizzazione dei soccorsi la Marsica potè contare ed usufruire della maggiore vicinanza a Roma e dei notevoli interessi economici che qui avevano la nobiltà e la borghesia capitolina. La media Valle del Liri, viceversa, per secoli gravitante su Napoli sua antica capitale, ricevette notevoli aiuti dalla pietà partenopea. Mentre nella Valle Roveto il maggior peso dell’opera di primo soccorso fu sostenuto dai giovani universitari di Firenze, guidati dal prof. Gaetano Salvemini, dalla città di Genova e dai Comitati di Soccorso piemontese e senese.

Sora – I primi giorni del Dramma

La prima drammatica idea della tragedia viene fornita dai telegrammi spediti al ministro dell’interno dalla prefettura di Caserta rispettivamente il 13 e 14 gennaio dall’on. Lollini. Il prefetto, segnalata l’estrema gravità dell’evento sismico, dapprima comunica di aver inviato sui luoghi del disastro duecento soldati del Genio e centodieci zappatori e, nel contempo sollecita da Roma tende e <<forti sussidi in denaro per sovvenire urgenti bisogni della popolazione>>.(…)
Nel testo di Lollini si può leggere: <<Condizione Sora spaventevole vittime senza numero intiera città distrutta urge per Sora come per Isolaliri Castelliri ed altri paesi vicini opera efficace generosa governo essendo popolazione senza tetto senza pane senza riparo senza medicine e con pochissimi medici(…)>>.

Un ruolo importante ebbe anche la carismatica figura dell’on. Vincenzo Simoncelli in ricordo della quale la città di Camerino, gli universitari e gli ex suoi alunni di Milano ed il Circolo femminile di cultura di Roma operarono sottoscrizioni.

Sono attivi anche i pompieri di Napoli, i Reali Carabinieri, i soldati dell82° di fanteria e del 24° di artiglieria. Ad essi viene assegnato il compito di salvare i superstiti, di disseppellire i corpi dei morti, di prevenire gli atti di sciacallaggio e di impedire l’accesso alle aree maggiormente pericolanti dell’abitato. (…) I sinistrati vengono ospitati sotto tende militari e ricoveri provvisori ricoperti con <<cartoni impermeabili>>; tende incatramate e 700 m di tela impermeabile vengono donate dai Comitati di soccorso partenopeo (Il Mattino). Il Corpo d’Armata di Napoli spedisce a Sora fin dal 15 gennaio cinquanta quintali di pane che si va ad aggiungere a quello fatto pervenire dall’on. Visocchi da Caserta. Dopo otto giorni dal terremoto l’Esercito impianterà forni da campo che forniscono novemila razioni al giorno (la Tribuna) Le macerie dei fabbricati demoliti vengono vengono trasportate in un vecchi alveo abbandonato dal fiume Liri grazie anche all’ausilio di <<millecinquecento metri lineari di binario Decauville con relativi scambi e vagoncini>> fatti pervenire per cura dell’on Visocchi (Il Giornale d’Italia)

La maggior parte degli aiuti, venne affidata alla Diocesi e al Comitato cittadino locale. Al vescovo pervennero le somme raccolte dal Comitato della Valle Caudina e da Lodivecchio che furono utilizzate principalmente per garantire il cibo quotidiano, specie ai feriti ed ai malati gravi (Il Giornale d’Italia).

Il Comitato cittadino sembra essere costituito esclusivamente da preti e da membri del partito clerical-nazionalista; di alcuni di essi conosciamo anche i nominativi: Annoni, Biancale, Serafini, Zincone, Zuccari; la sua opera trova attenti e critici osservatori nei componenti la sezione socialista di Sora che, significativamente, informeranno la direzione dell’Avanti! circa le iniziative intraprese a tutela e difesa della cittadinanza (Avanti!)

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