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Speciale terremoto della Marsica: 13 gennaio 1915 ore 07.50 la tragedia (Parte Seconda) La descrizione della città

Sora fu senza dubbio la città dell’attuale Lazio maggiormente colpita dal sisma. Prima di vedere in dettaglio i danni recati hai monumenti riteniamo opportuno offrire al lettore alcune descrizioni dell’abitato a firma dei cronisti giunti, sul posto, insieme con i primi soccorsi. Esso non solo evidenzia la gravità dell’evento, ma sottolinea le ripercussioni dallo stesso causate sul tessuto urbanistico già profondamente alterato, rispetto al suo impianto trecentesco (risale al 1229 la distruzione pressoché totale dell’abitato operata dall’esercito di Federico II), dal terremoto del 1654.

Incominciamo con la corrispondenza di A. Mango apparsa su La Tribuna del 16 gennaio: << L’aspetto generale della città, vista cosi d’impressione dalla parte dei Lungoliri, non è tanto disastroso come farebbe intuire la immane ferita della stazione ferroviaria:(…) le facciate degli edifici che si allineavano lungo la sponda del fiume, e che erano i più ricchi della città, sono rimasti discretamente in piedi, offrendo una specie di pietoso paramento alle miserevoli macerie interne. Di questi palazzi, infatti che fino a ieri erano il decoro e l’orgoglio dei cittadini di Sora – che chiamavano la loro città la piccola Roma – non rimangono più che le mura maestre: ma nell’interno è la rovina più completa. Tra quelli più massacrati dalla furia sismica sono il palazzo Lauri, appartenuto al sindaco della città: i due palazzi Annoni, il palazzo Perigli, quello della Banca Popolare…(…) L’arteria centrale di Sora è costituita dalla Via de Volsci, parallela al Lungoliri e ad esso collegata da frequenti vie e vicoli trasversali.(…)Ebbene la Via de Volsci è oggi tutto un ammasso di rovine. La catastrofe non è tale fortunatamente da potersi paragonare a quella di Avezzano, dove non è possibile più neanche riconoscere la topografia delle strade: ma Via de Volsci è e sarà per lungo tempo inabitabile; tale è l’ingombro che l’hanno ostruita fino all’altezza dei primi piani.(…)Al centro della via è la piazza intitolata a Santa Restituta, protettrice del paese; ed anche questa piazza è ridotta in condizioni pietose, perché quasi tutti i bei palazzi che la fiancheggiavano, con i negozi migliori del paese sono crollati. Ne si è salvata la chiesa della protettrice, che era di discreta architettura e di un certo valore. Lasciando il centro della città, troviamo all’estremità a valle del Liri il popolare Borgo San Rocco; il quale sia perché costruito con casette basse da operai sia perché abitato da gente che alle otto era già da un pezzo a lavoro, presenta il minor numero di danni; e quasi nessuna vittima. A monte del Lungo Liri è la Piazza Indipendenza, anche essa ridotta ad uno stato preoccupante: In essa ha sede il palazzo arcivescovile, robusta e massicia costruzione che ha, malgrado ciò, riportato lesioni tutt’altro che lievi… Poco lungi è il convento delle Suore di Carità che oggi non esiste quasi più…Continuando in direzione delle sorgenti del Liri si giunge all’estremità superiore della città, il borgo San Lorenzo che, contrariamente, al borgo San Rocco dell’estremità opposta, è tutto una lacrimevole rovina…>>


Roberto Cantalupo-giornalista e deputato al Parlamento, sottosegretario alle Colonie tra il 1924 ed il 1926, ambasciatore in Brasile ed in Spagna(1936) e dopo la guerra vice presidente del Partito Nazionale Monarchico-si sofferma soprattutto a delineare la differenza tra il nuovo paesaggio urbano di Avezzano e quello di Sora: << gli effetti del disastro si rivelano qui non solo molto minori, ma anche con forme assai diverse da quelle di Avezzano e Cappelle. Perché Sora non è rasa al suolo. Ma è ugualmente distrutta. A prima vista, sembra che la città esista ancora.(…) Anche attraverso le vie principali si ah l’impressione-soprattutto da chi come me, ha ancora negli occhi la visione rovinosa e senza scampo alcuno di Avezzano tutta livellata dalla falce sbucata dalla terra, massacrata dal macigno invisibile precipitato dal cielo e scomparso-che i danni sano lievi.(…) Il lato nord e completamente distrutto-ed in esso si trovano i più grossi e più ricchi edifici. Il lato sud è invece un po’ risparmiato. Ad ogni modo le case che si presentano in piedi sono ancora molte, sebbene gravemente intaccate dalle lesioni. Fra esse il palazzo Carrara, la cui prima costruzione risale al 1300, e che è venuto poi ingrandendosi e solidificandosi nei secoli successivi…Molte case di antica costruzione sono apparentemente in condizioni discrete.>>

Purtroppo << il palazzo ducale, che sorgeva proprio a picco sul fiume – massiccia costruzione medioevale che innalzarono i Della Rovere e fu poi dei Boncompagni e dei Piombino – e apparteneva ora alla famiglia più ricca di Sora: gli Annoni – è e completamente distrutto. Ed è curioso questo fenomeno: che la terribile scossa di mercoledì mattina non riuscì ad abbatterlo m solo a spaccarlo e sconquassarlo, e che esso rovino l’indomani all’ora precisa del terremoto del giorno avanti: tre minuti prima delle otto>> (La Nazione).

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