1 agosto 2013 redazione@sora24.it
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SPIGOLATURE N° 6 (di Rodolfo Damiani)

I MARO’ Finalmente, ci siamo mossi. Finalmente un ministro della Repubblica si è accorto che ci sono nostri figli, carne della nostra carne  in ceppi per l’inerzia, per la fellonia e l’egoismo levantino di una classe dirigente preoccupata solo delle proprie  prerogative, in ceppi in Industan. I miei quattro lettori penseranno che è stato lanciato un ultimatum, oppure che stiamo stringendo accordi atti a forzare la mano agli industani, niente di tutto questo: abbiamo chiesto che il processo si faccia al più presto. Con tale richiesta abbiamo legittimato l’illegale detenzione, abbiamo dichiarato che i nostri soldati  mandati in missione di polizia internazionale sono perseguibili contro tutte le convenzioni  internazionali e che di fatto lasciamo agli industani  assoluta libertà d’azione. Chiedere le dimissioni del Ministro non serve a nulla, siamo solo capaci di fare i forti con i deboli, si veda il caso KAZAKO, dovremmo dimetterci da italiani, non è verosimile, mandiamo a casa questo governicchio imbelle e succube dei poteri forti, questo si può ancora fare.

LA LIBERTA’ Troppo spesso si coniuga democrazia con libertà come se fossero sinonimi, niente di tutto questo. La Democrazia è la Dittatura delle maggioranze, se i provvedimenti  non risultino equi e non tengano conto degli interessi delle minoranze.  Sempre più ci stiamo avvicinando al modello turco, democratico nei presupposti ma nei fatti assolutamente antilibertario. Ma forse noi ci avviamo ad una fase di democrazia senza popolo, guardate e ragionate  sul 30% di astensioni e una lista-non-lista al terzo posto vorrà dire qualcosa, un governo spaccato alla pari vorrà pur dire del trasformismo di una classe politica di scuola Badogliana il cui ideale rimane l’8 settembre, in cui tutti bastavano a se stessi sotto il segno del partito della pagnotta.

EURO Difficile dare giudizi  in una materia in cui domina una contraddizione da altra cultura: si pregia e loda la stabilità dell’€uro, ma si rigettano i costi di una stabilità  i cui benefici non abbiamo saputo tesaurizzare. Rispetto all’€uro, l’adesione dell’Italia non fu una scelta fra ipotesi in concorrenza, ma una necessità per non uscire dal contesto economico europeo. La classe dirigente non fu inadeguata per la scelta dell’€uro, opzione obbligata, ma perché  non sfrutto i tassi favorevoli a vantaggio della speculazione e sul piano interno avallò la grande festa dei cambi  dei prezzi fra lira ed €uro senza alcun controllo, il valore di molte aziende almeno raddoppiò. Lasciare oggi l’€uro come viene proposto sarebbe una debacle, l’unica soluzione è che l’Europa mitighi la sua politica di austerità  alla luce  di una lotta ad una inflazione in fase calante per la drastica diminuzione  della produzione e dei consumi e alla necessità di ridare  fiato alle imprese allentando i cordoni della borsa. Siamo come l’asino di Buridano quando i tedeschi ci avranno ridotti a non fare aperture creditizie,alla luce di una  austerità miope, saremo morti come  paesi industrializzati. E’ ora di rifare una grande coalizione  antitedesca, una cosa ciclica come insegna la storia.

Comunque state saldi NO PASERAN NON PRAEVALEBUNT Demofilo

Rodolfo Damiani

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