“Sulla via di Damasco”: ritorno alle spigolature e al puntaspilli (di Rodolfo Damiani)

«Nessuno che confessi l’assoluta mancanza di un piano per creare il lavoro, solo pannicelli caldi e regali ai poteri forti». Schietta analisi politica di Damiani, a due settimane dal voto.

Certo fare il candidato in Italia è una fatica di Tantalo. Ma sicuramente ne deve valere la pena visto l’arrabbattarsi per conquistare magari solo uno strapuntino nella sala dei bottoni. Cerchiamo di orientarci appurando qualche verità che non sia troppo relativa. I dati statistici non sono assolutamente da ritenersi dirimenti nel presentare lo stato della Nazione, se i dati da cui si parte non sono omogenei o peggio fanno riferimento a situazioni non commensurabili. Il fatto più contestabile in questa fattispecie è l’occupazione, se prima non ci spiegano chi è l’occupato tipo. Gli Italiani hanno lottato perché l’occupato abbia una retribuzione sufficiente, un orario di lavoro stabile, una serie di tutele che ne rispettino la dignità, la professionalità, la libertà.

Certamente gli oltre seimila ragazzi che fanno i Rider per i cibi via internet non sono tra questi, come le commesse a cui si fa firmare una retribuzione contrattuale, ma di fatto la busta è molto più leggera. Potrei parlare di vulnus alle condizioni di lavoro per ore: la realtà che ne emerge è che malgrado i proclami governativi il paese è in mano ad una classe padronale che sul precariato prospera, come nell’800 chi aveva l’orologio veniva cacciato via, si sa le caramelle sono poche e chi le distribuisce discrimina e ricatta economicamente e politicamente.

Qualche maligno pensa che il sistema sia congeniale ad una classe dominante che ritiene di mantenere il proprio potere con tali metodi piuttosto che con il buon governo. Quando serve, per deviare l’attenzione da temi scomodi , si fomenta artatamente uno scontro su fascismo ed antifascismo o antistorici rigurgiti di anticomunismo sicuri di polarizzare l’attenzione dei media in barba ai problemi reali. Ben consci che altre sono le matrici di contrapposizioni di strada.Per contrasto a fenomeni di eversione, come a fenomeni di delinquenza abituale o a forme più evolute di attentare ai diritti garantiti, ci sono le leggi facciamole rispettare , ci sono le pene che vanno applicate senza sconti.

Piacenza inchioda alle proprie responsabilità politici, mass media e fomentatori di discordia, ne esce eroica la figura di quel Carabiniere, Brigadiere LUCA BELVEDERE, fedele al motto dell’Arma. Onore a voi che senza chiedere nulla, lottate per la difesa della libertà e dei diritti personali e collettivi. Ciò premesso il problema vero è che nessuno presenta un progetto generale che contempli priorità, risorse, emergenze su cui confrontarsi con i cittadini, solo parole e interessi particolari. Nessuno che confessi l’assoluta mancanza di un piano per creare il lavoro , solo pannicelli caldi e regali ai poteri forti.

Pensate, a fronte di coloro che non pagano l’energia elettrica, la somma di morosità verrà divisa tra i cittadini solventi. Ai cittadini il commento. L’altra legislatura il problema sembrava essere rendere meno esoso il conto della politica , di quanto promesso non si è fatto nulla, anzi i privilegi se possibile sono aumentati, sarebbe il caso di chiedere spiegazioni. La Sanità del Lazio è una delle più disastrate, con vistose carenze rispetto a 5 anni fa, c’è chi ha la faccia tosta di vantare miglioramenti inesistenti, sarebbe il caso di chiedere lumi a coloro che hanno dato vita a lotte per la salute nel passato ed oggi intonano lodi ai responsabili dello sfascio.

Nel lontano 1948 un grande PAPA, PIO XII, in un discorso storico lanciò un’idea per il rilancio del lavoro,della famiglia, della Nazione. Ne presero atto i politici dell’epoca e nacque il piano casa che diede lavoro a seicentomila edili per 14 anni. Oggi credo che un piano casa sarebbe necessario e certamente produrrebbe quella svolta di progresso che i soldi a garanzia di banche e di carrozzoni improduttivi ci negano. Nel 1949 ci fu anche la riforma agraria, oggi la riforma si dovrebbe fare all’inverso attraverso la ricomposizione fondiaria e le filiere produttive complessive con la costituzione di aziende agricole adeguate alle necessità del mercato e remunerative per i conduttori.

La crisi italiana passa anche per le privatizzazione che hanno reso da pubblici a privati monopoli strategici con l’incremento continuo delle tariffe dei servizi, che alimentano il pozzo senza fondo delle rendite parassitarie e degli apparati che assicurano il consenso. Vorrei fare un’altra considerazione: il nostro parlamento è meno rappresentativo della realtà civile italiana di quello di 70 anni fa. Toglietevi una curiosità, confrontate gli eletti di oggi con quelli di ieri e avrete la risposta ai perché che vi ponete. Questi venditori di tappeti persiani, questi imbonitori da fiera, con i loro governicchi e i loro fallimenti, senza pagare pegno, ci fanno rimpiangere chi almeno ci faceva sentire l’orgoglio, a prescindere delle idee professate, di indirizzare il paese sulla via del progresso.

“BISDEMOFILO”

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