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Un sabato e domenica sorano tra canto e colori (di Rodolfo Damiani)

Anche il week end appena trascorso ha ripresentato una città, che ormai lontana anni luce dall’effimero, presenta eventi culturali, forse frutto tardivo e poco reclamizzato, che riportano Sora alle sue dimensioni naturali, facendone risaltare i doni dell’arte e della tradizione.

Sabato e Domenica sul Lungo Liri tra il ponte XX Settembre e il ponte di Ferro, Maurizio D’Andria ha ricreato l’atmosfera del Lungo Senna prospiciente Notre Dame, una festa di colori, tanti giovani e sempre giovani che discutevano d’arte, delle tendenze del figurativo, del rapporto tra arte e crisi, della posizione dell’arte in un mondo che tende solo al materiale. Potrei affermare, sostenuto anche dal giudizio di altri critici, certamente più conosciuti di me, di un livello medio più che sufficiente nella tecnica, di una tendenza ad opere introspettive che testimoniano della maturità degli artisti, di una sublimazione delle idee con soluzioni di grande interesse.

Ho apprezzato subito una Artista, che si firma semplicemente”Mary”, con una serie di opere di ricerca della sua via all’arte, come somatizzazione del suo essere. Accanto ad opere, sempre apprezzabili, ma schematicamente scolastiche, anche se di buona composizione, abbiamo apprezzate alcune sue intuizione di analisi introspettiva e di ricerca tecnica, che marcano di più il suo progresso nel mondo dei colori. Siamo sulla buona strada. Poi abbiamo conosciuto PES (Pietro Errico Sacchi) di Mario, nella pittura un onesto e originale artigiano, che espone opere originali tra l’astrattismo e l’informale, colpiscono per l’atmosfera materica che ricorda le colate laviche, ma siamo rimasti affascinati dalle sue opere di scultura, una immediatezza di concezione, una sicura tecnica di realizzazione, un accostamento materico che accresce la drammaticità dei soggetti e l’appeal. Il vento inclemente, mentre gustavo i colori che si fondevano con la luminosità della strada assolata, mi rovesciava addosso un quadro, ma che dico un quadro, era una aiuola fiorita un trionfo di colori a rendere l’idea del fiore, luce e colore fusi a diventare idea di forma, una idea hegeliana, che noi nel nostro pensiero trasformiamo in pensiero materializzato.

Lise Rendina è venuta dal Gargano, attirata dalle notizie su Sora di altri artisti, e con grande umiltà ha esposto grandi opere, immagini filtrate nella sua poetica fatta di luce e dei suoi giochi con i colori, che evocano sensazioni tattili di una perenne primavera, di composizioni luminose come il sorriso che saetta e illumina il suo volto ambrato. Le tele hanno il calore della sua terra, la luce delle albe verso Manfredonia, la serenità dei conventi francescani, un inno di gioia, una speranza radiosa che esclude dalle sue tele i dolori ricordo di colori, paradigma di gioia. Le sue ultime opere, pur non sconfessando il suo ottimismo, presentano un approfondimento di ricerca mettendo a confronto i suoi fiori con altre forme, che in qualche modo le inquinano e danno all’artista l’ansia di andare oltre di indagare ancora di capire e capirsi fino in fondo. Elegiaca, incantata, una vena nervosa a vivificare trasparenze di veli, ad accendere colori il cui confine è luce.

Accanto a Lise, incontriamo Matteo Fiorentino, anch’egli epigono del Gargano. Un artista vero, incantato dagli spettacoli della natura nei cui confronti si pone con forza, la forza di chi non teme di rimettersi in gioco, di riesaminare il come e il perché. Un idealista che scrive poesie con il pennello, Mare d’inverno, Dopo la pioggia. Struggenti nel ricordo del sole, di quel sole che il pittore cerca ad illuminare la sua anima. Le ginestre, sembrano nella fase di appassire, non ricordano la luce, scadono in un paesaggio che no ha profondità, quella profondità che cerca Michele perché la sua arte aspira a lontani onirici orizzonti. Questi porti, queste vele, questa vegetazione, questi paesaggi bloccati indistinti, inquietano l’artista, che vuole saziarsi di infinito e di luce. Non è il pittore del bello pittoresco, non è il pittore di immagini ad effetto, è il cantore di una realtà che lui vorrebbe indagare per fugare le inquietudini, ma che alla Schopenauer. Individua il bello anche nell’orrido, perché inserito nel concerto dello scorrere universale.

Sabato sera, ancora il Museo secondo la formula Cerqua, una parte di intrattenimento culturale, presentazione di libri, buona musica, bel canto, poi la visita guidata ad un museo che in quattro serate ha ospitato più spettatori di quanti lo hanno visitato negli ultimi 15 anni. Sabato abbiamo sommato la Personale del Pittore Michele Rosa e un concerto della Cantante Francesca Bellino, accompagnata al pianoforte dal Maestro Farina, con Ilaria Paolisso nelle vesti di presentatrice. Francesca ha dato un saggio convincente delle sue qualità canore, passando dall’opera lirica a brani internazionali in lingua originale, alla canzone napoletana che sembra ritornare ai primitivi successi. Applausi e complimenti completati dal coktail, una poesia culinaria del “Borgo dei Lecci”. Infine, la visita al Museo con una sorpresa venivano mostrati ed illustrati i risultati dello scavo portato avanti dalla Dott.ssa Cerqua, dalla Sovrintendenza, dalla Conca di Sora e dal Comune, che permettono di precisare la presenza Romana a Sora e di arricchire il nostro Museo.

Credo che questi eventi facciano riflettere l’Assessorato sulla potenzialità della cultura come traino di un rilancio di Sora.

Rodolfo Damiani

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