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Sora, 1983: il messaggio del compianto Vescovo Chiarinelli ai giovani, ancora attualissimo dopo ben 37 anni

Vescovo di Sora fino al 1993, ci ha lasciato ieri all'età di 85 anni.

«Non perdete il coraggio, nonostante la durezza del momento. Coltivate la speranza, perché il bene è più forte del male. E impegnatevi a costruire: la rinuncia, la fuga, la violenza, non faranno mai un mondo migliore». Con queste magnifiche parole, il Vescovo Lorenzo Chiarinelli si rivolse ai giovani delle diocesi di Sora, Aquino e Pontecorvo, nel giorno del suo insediamento ufficiale.

Aveva quasi 48 anni il presule, quando dalla Sabina giunse nella città volsca con grande rimpianto della sua gente. «Trattatelo bene, non resterà molto tempo con voi», chiesero e confidarono con orgoglio i fedeli locali ai giornalisti del noto mensile “Vita Sorana”, la cui redazione fu presente nel giorno della consacrazione episcopale che ebbe luogo nel Febbraio 1983 nella magnifica Basilica S. Maria Assunta, a Rieti.

Il contesto storico

Chiarinelli arrivò a Sora in un periodo difficile per l’intera nazione, ce ne rendevamo parzialmente conto persino noi che all’epoca sedevamo tra banchi delle scuole elementari e vivevamo ogni evento come se si trattasse di una novità, quando invece erano almeno 15 anni che il Paese viveva sistematicamente nella tensione e a volte anche nel terrore.

I telegiornali parlavano, un giorno sì e l’altro pure, di attentati e stragi, di disoccupazione record, deficit, cassa integrazione, scioperi e proteste varie; mostravano immagini di guerra provenienti dal Libano, dall’Afghanistan o dai campi di battaglia del conflitto Iran-Iraq. Tutto ciò, seppur marginalmente, influenzò anche la nostra infanzia, passata con un pallone in mano a discutere se fosse più forte Platini o Falcao. Ecco perché, quando sentiamo dire che negli anni ’80 era tutto bello e preciso, restiamo letteralmente di stucco.

Sora negli anni ‘80

Il contesto locale non era da meno per quel che riguardava la crisi economica. Chiarinelli guidò la nostra Diocesi nel decennio della sua desertificazione industriale: dal giorno del suo insediamento a quello del commiato, avvenuto nel 1993, varie fabbriche dislocate tra Sora e Isola del Liri chiusero i battenti. La stessa Cartiera del Sole, che invece rimase aperta, andò avanti con un organico nettamente inferiore rispetto a quello degli anni anni ’60 e ‘70. Il lavoro mancava, le possibilità diminuivano, la povertà aumentava con tutte le conseguenze facilmente immaginabili: anche negli anni ‘80, tanto per fare un esempio, a scuola ci organizzavamo per fare raccolte di alimenti da donare a chi non poteva fare la spesa, altro che rose e fiori…

Pontrinio, San Giuliano, il nuovo ospedale, Lirinia e le superstrade infinite

Durante il suo ministero, Chiarinelli assistette all’ultimo rilevante sviluppo urbanistico di Sora: la nascita di due nuovi rioni, San Giuliano e Pontrinio, edificati proprio negli anni ’80.

Il vescovo sabino, altresì, era ancora in carica quando, nel 1991, venne indetto il noto referendum per l’istituzione del Comune di Lirinia, che ottenne una valanga di “” da parte degli abitanti di Sora e Isola del Liri, e meno da quelli di Arpino, Castelliri e Broccostella. In quella occasione, purtroppo, il popolo non fu sovrano e il comune unico non si fece nonostante la gente fosse chiaramente a favore.

Il vescovo Lorenzo, infine, fu testimone dell’apertura del nuovo ospedale a San Marciano (opera iniziata vent’anni prima) e soprattutto del lentissimo “upgrade” dei nostri collegamenti viari, che procedeva a passo di tartaruga.

Quando il presule arrivò a Sora, difatti, non erano ancora percorribili le superstrade per Ferentino, Avezzano e Cassino. Raggiungere i caselli autostradali era un’impresa: per imboccare la Roma-Napoli, ad esempio, ci voleva un’ora, bisognava recarsi a Frosinone transitando per le cosiddette curve di “Scannacapre”. Per arrivare al casello di Avezzano, invece, erano necessari circa 50 km di curve lungo tutta la Valle di Roveto, con tempi di percorrenza superiori a un’ora (mezzi pesanti permettendo). Per recarsi a Cassino, infine, si passava per Arce-Casilina e il tempo occorrente non cambiava: serviva sempre un’ora abbondante. Il mezzo più veloce a nostra disposizione all’inizio degli anni ’80 era la Ferrovia Avezzano-Roccasecca, perché anche gli autobus di linea dovevano fare il giro delle sette chiese prima di arrivare ai caselli.

Dieci anni dopo, al momento dei saluti, la situazione viaria era sì cambiata ma solo parzialmente: la Sora-Ferentino s’interrompeva a Frosinone e mancavano i 20 km finali da Castelmassimo all’autostrada A1, per i quali fu necessario attendere altri 17 lunghi anni (il completamento avvenne solo nel 2010); la Sora-Avezzano era in via di completamento, mentre la Sora-Cassino “iniziava” da Settignano, frazione di Atina, e finiva a San Pasquale. Quando le superstrade vennero terminate, soprattutto la dorsale appenninica, erano già obsolete per il volume di traffico che le attraversava.

La nuova era di sviluppo rimase pertanto un sogno irrealizzato, anzi, le nuove strade furono un boomerang perché divennero utili non per arrivare più velocemente da noi bensì per scappare verso altre città, a volte definitivamente, a volte mantenendo la residenza, ma sempre per lo stesso motivo: la mancanza di lavoro.

Un vescovo profetico

La “fuga” temuta da Chiarinelli e menzionata nel suo discorso ai giovani del 1983 giunse pertanto a compimento dopo il suo addio, perché, come diceva il nostro grande Cicerone, patria est ubicumque est bene, ovvero la patria è dovunque si stia bene.

Il preoccupante calo dei residenti di oggi è la diretta conseguenza della progressiva carenza di lavoro dipendente iniziata negli anni ’80 e mai affrontata seriamente. Bisognava agire politicamente prima e impegnarsi per un nuovo inizio manifatturiero che potesse dare un senso anche alle nuove infrastrutture viarie e sanitarie in costruzione, invece di vivere alla giornata sperando in chissà quale manna dal cielo.

In quel periodo di profonda crisi occupazionale, il commercio al dettaglio riuscì a tenere botta ancora un po’ grazie agli ammortizzatori sociali, che sommati alle pensioni permisero la circolazione di moneta con conseguente sopravvivenza di tante attività. D’altra parte, non esistevano i centri commerciali e molti negozi storici erano gestiti da famiglie economicamente solide. Nel nuovo secolo, però, complice l’apertura di tante “cattedrali” dello shopping e la cronica mancanza di lavoro, nel territorio sorano è iniziata anche la lenta e inesorabile decadenza commerciale, che ha portato alla situazione attuale, con un negozio aperto ogni due sfitti.

Se Chiarinelli ritornasse oggi

Il quadro appena delineato rende decisamente attuali le parole pronunciate 37 anni fa dal Vescovo Lorenzo, il quale, se tornasse a insediarsi oggi nella nostra comunità, farebbe probabilmente copia e incolla del suo primo discorso. Sono concetti dei quali bisogna far tesoro quelli che Chiarinelli ci lascia in eredità, perché non è mai troppo tardi per fare qualcosa di buono. Coraggio, impegno, costruzione: queste sono le “luci” da seguire, rimboccandoci le maniche e smettendo di lamentarci.

R.I.P.

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